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Prevenzione dei suicidi: Facebook scende in campo con un nuovo servizio

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Dal 25 febbraio scorso Facebook ha attivato nuove funzioni per prevenire il suicidio e per aiutare chi è afflitto da qualche forma di disagio psichico. Può capitare che si leggano messaggi o post cupi e tristi firmati da qualche amico che ha deciso di condividere il proprio stato d’animo sul social network. E spesso i media hanno riportato notizie di persone che avevano annunciato proprio su Facebook l’intenzione di volersi togliere la vita. Ebbene il popolare social network ha stretto una collaborazione con alcune organizzazioni specializzate (ad esempio Now Matters Now, il National Suicide Prevention Lifeline, Save.org e Forefront: Innovations in Suicide Prevention, nata nell’ambito della School of Social Work dell'università di Washington's) per raccogliere le segnalazioni degli utenti e aiutare chi sta vivendo un momento esistenziale estremamente difficile.

In capo a due mesi questa iniziativa sarà estesa a tutti gli iscritti statunitensi.

Ma come funziona questo progetto?

Se un utente legge messaggi ambigui e preoccupanti scritti da un amico può segnalarlo allo staff del social network che analizzerà la situazione e il contenuto dei post e se riterrà che effettivamente ci sia un pericolo scriverà direttamente alla persona proponendo tre inviti:

  • contattare l’amico che ha segnalato la situazione,
  • chiedere aiuto a un’altra persona,
  • chiamare una delle associazioni di prevenzione al suicidio coinvolte nel progetto.

“Abbiamo una squadra a lavoro 24 ore al giorno 7 giorni alla settimana per inviare aiuto e fornire supporto a chi sta vivendo un momento difficile: incoraggiamo a prendere contatto con un esperto di salute mentale presso il National Suicide Prevention Lifeline o diamo la possibilità di comunicare con un amico. Abbiamo anche creato delle risorse per fornire consigli su come lavorare sui sentimenti negativi, in collaborazione con partner clinici ed accademici”, ha dichiarato Rob Boyle, Product Manager di Facebook.

Ogni anno in tutto il mondo si uccide circa un milione di persone. Negli Stati Uniti gli esperti sono in allarme perché, secondo i Centers for Disease CONTROL, il tasso di suicidi tra gli americani di mezza età è aumentato del 30% dal 1999.

Il punto di vista
Psicologia

Rispetto all’efficacia nel prevenire un malessere così profondo i miei dubbi si insinuano in diversi passaggi del servizio, ad esempio su come si possa distinguere se un post indichi effettivamente un pericolo oppure no, e una volta deciso che lo sia, la persona che ha scritto il post, sarà in grado di chiedere un aiuto più diretto, attivamente? Un ulteriore rischio, legato a questo processo, potrebbe essere che l'attenzione del social diventi una specie di vantaggio secondario che potrebbe rinforzare il proprio malessere, invece di motivare a ricercare altri interventi.

Nel rileggere questa questione, pensando a quanto i social network fanno parte della nostra vita e ancora di più, probabilmente, della vita degli adolescenti, credo che sia, però, necessario non ignorarli come canale di trasmissione di messaggi e di trovare modalità funzionali di utilizzarli

Trovo, quindi, un ottimo segno che va nella direzione della promozione della salute, quello di interrogarsi sul come agire davanti a tali messaggi e su quali interventi proporre. Leggendo l’articolo sento però, un po’ il rumore metallico del meccanismo e manca un po’ di calore. In particolare credo sia utile dare attenzione all’importanza dei momenti che seguono una buona segnalazione. Il passaggio dall’essere stato “visto” nel proprio disagio al chiedere un aiuto efficace è un processo molto delicato che va curato con la massima premura. La persona deve essere accompagnata e aiutata delicatamente affinché emerga la motivazione ad impegnarsi nel cambiamento affidandosi a una relazione terapeutica.

17/07/2015
10/03/2015
TAG: Psicologia | Psichiatria | Salute mentale | Malattie psichiatriche