Sul mercato da anni sono comparsi numerosi prodotti energizzanti. Bibite, integratori alimentari, caramelle e chewing gum che contengono caffeina ed eccitanti per mantenere svegli corpo e mente.

Da quando questi prodotti possono essere acquistati in ogni esercizio commerciale da grandi e piccini, gli esperti hanno raccomandato ripetutamente di non abusarne: alimenti e bevande ricchi di Caffeina che possono provocare problemi vascolari.

Un recente caso di cronaca ha fatto clamore perché è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale The Lancet suscitando grande interesse nella comunità scientifica mondiale. Un tredicenne di Napoli durante una lezione ha iniziato ad avvertire un senso di eccitazione eccessiva, tachicardia, aumento affannoso del respiro e formicolio alle gambe.

Ricoverato all’Ospedale Monaldi di Napoli, ha passato una notte in osservazione mentre i medici si interrogavano sulle cause del malore dopo aver scartato l’IPOTESI che facesse uso di stupefacenti. Solo dopo essere stato dimesso dal nosocomio, la madre del ragazzo ha ritrovato due confezioni vuote di gomme energizzanti nel suo zaino e si è rivolta ai medici.

L’arcano è stato così spiegato: nessun uso di droga, nessun problema cardiovascolare, semplicemente  l’abuso di chewing-gum energizzanti.

Nel giro di poche ore, tra una lezione e l’altra, il ragazzo aveva masticato gomme a ripetizione finendo con l’assorbire circa 320 mg di caffeina, l'equivalente di circa dieci tazze di tè: una dose già dannosa per un uomo adulto che su un tredicenne di 45 kg di peso ha ed è quindi facile immaginare quale sconvolgimento abbiano causato nel suo Organismo dosi così elevate di caffeina in circolo.

Questo del giovane partenopeo è certamente il più celebre caso di intossicazione da energizzanti, ma sembra che il problema non sia ben più esteso e non da sottovalutare.

Francesco Natale dell’Ospedale Monaldi, che ha avuto in cura il giovane, ha dichiarato su The Lancet che sarebbe consigliabile controllare i prodotti consumati dai giovani perché i rischi possono essere ben più gravi che il ricovero di una notte per accertamenti.

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