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Miomectomia

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Che cos'è

La miomectomia consiste nell'asportazione di miomi o fibromi presenti nell'utero, conservando l'utero e quindi la possibilità di una gravidanza. È indicato, pertanto, nelle donne in età fertile desiderose di figli.

Quando è indicata?

La miomectomia tradizionale, definita anche addome aperto, perché prevede l'apertura della parete addominale, è indicata in presenza di numerosi e voluminosi miomi, ma in particolare di miomi intramurali, cioè annidati nel contesto della parete dell'utero.

Qual è la tecnica chirurgica?

La miomectomia tradizionale prevede la laparotomia, cioè l'apertura della parete addominale. La cute dell'addome si incide trasversalmente o longitudinalmente in base alle dimensioni del mioma da rimuovere. Aperta la parete addominale si identificano i miomi e si procede alla loro asportazione, cercando di non aprire la cavità uterina, per evitare il rischio di aderenze. Importante è la fase di ricostruzione, che deve ripristinare il potenziale anatomico ma anche funzionale dell'utero.

Quindi si procede alla chiusura della parete addominale. L'intervento è effettuato in Anestesia generale e la sua durata dipende dal numero e dalle dimensioni dei miomi che occorre asportare, ma di solito è di 1-2 ore.

Quali sono le procedure?

Prima dell'intervento si introduce un catetere attraverso l'Uretra nella vescica, per il deflusso dell'urina, che sarà rimosso 24 ore dopo l'intervento. In alcuni casi si può inserire un drenaggio di plastica nella ferita, per rimuovere ogni minima raccolta di sangue. Sarà rimosso dopo 24-48 ore.

Dopo l'intervento alcune pazienti possono manifestare un rialzo della temperatura corporea altre, invece, avvertiranno un certo disagio: disturbi sono alleviabili con l'uso di antipiretici e antidolorifici. L'eventuale sanguinamento vaginale è lieve.

La dimissione avviene in genere in 5-6 giornata, in occasione della rimozione dei punti di sutura cutanei. Le normali attività sociali e lavorative si possono riprendere dopo 4 settimane, anche i rapporti sessuali non dovrebbero presentare problemi.

Quali sono i possibili rischi?

L'insuccesso dell'intervento si verifica quando i miomi uterini non sono rimossi completamente, per cui rimane la possibilità di una recidiva (10-30% dei casi). Tuttavia i tempi relativamente lunghi di evoluzione della malattia consentono di portare a termine una gravidanza, raramente è necessario un ulteriore intervento.

I rischi di emorragie o di infezioni sono poco frequenti. Le lesioni traumatiche della vescica o dell'uretra sono possibili, ma rare. Possibili, invece, la comparsa di dolori pelvici dovuti alla formazione di aderenze. I rischi anestesiologici dipendono dalle condizioni di salute della donna.

Quali sono le alternative?

Le alternative terapeutiche alla miomectomia tradizionale proponibili alla donna sono diverse. L'attesa è indicata nei casi di miomi uterini di piccole dimensioni, a lenta evoluzione e asintomatici, che non interferiscono con una gravidanza. In questi casi vanno eseguite solo delle periodiche ecografie, ogni 6-12 mesi, di controllo.

L'attesa è indicata anche nelle donne prossime alla menopausa. Infatti, dopo la Menopausa venendo meno la stimolazione ormonale (estrogeni), i miomi tendono a ridurre le proprie dimensioni e a scomparire, evitando in tal modo un intervento chirurgico.

La terapia medica permette di controllare l'evoluzione e talvolta la sintomatologia dei miomi uterini. I farmaci impiegati sono i progestinici e gli analoghi del Gn-Rh. Tali trattamenti ormonali sono eseguiti per brevi periodi con l'obiettivo di ridurre le dimensioni dei miomi, rendendo meno traumatico il successivo intervento. In donne vicine alla menopausa, invece, questi trattamenti bloccando momentaneamente l'evoluzione dei miomi, permettono di evitare l'intervento. Questo perché la comparsa della menopausa comporterà un'ulteriore riduzione dell'evoluzione della malattia.

La miomectomia isteroscopica più che un'alternativa è diventata la regola per l'asportazione di miomi uterini sottomucosi, cioè che sporgono nella cavità uterina. La miomectomia laparoscopica, invece, è indicata per l'asportazione di miomi uterini sottosierosi, cioè quelli che crescono sulla superficie esterna dell'utero.

Entrambi questi interventi endoscopici sono eseguiti in anestesia, comportano una degenza ospedaliera breve (1-2 giorni) e presentano dei minori rischi di emorragia, infezione e formazione di aderenze. Un'altra interessante alternativa è rappresentata dall'intervento di embolizzazione, che consiste nel bloccare l'irrorazione del mioma stesso, provocandone la 'morte'.

L'isterectomia, cioè l'asportazione dell'utero, non è una vera e propria alternativa, ma diventa un'indicazione nelle donne oltre i 40 anni con numerosi e voluminosi miomi uterini, con presenza di adenomiosi generalizzata, con grave sintomatologia emorragica o dolorosa, che non trovano soluzione con le precedenti tecniche descritte.

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TAG: Ginecologia e ostetricia | Organi Sessuali | Salute femminile
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