Roma, 6 mag. (AdnKronos Salute) - Più istruiti, connessi e soprattutto più donne. I 'pet owner' italiani sono prevalentemente possessori di cani (62%) e gatti, hanno una età compresa fra 45 e i 65 anni e sono soprattutto donne lavoratrici. E' quanto emerge dalla quarta indagine dell’Anmvi sulle tendenze dei proprietari italiani di cani e gatti. La ricerca "I proprietari e gli animali da compagnia" è stata presentata questa mattina durante il convegno inaugurale del 18.esimo salone Zoomark International (BolognaFiere).
Ai fini dell'indagine, le interviste telefoniche hanno considerato pet owner la persona della famiglia che si occupa stabilmente del pet, in grado quindi di rappresentare a tutto tondo il rapporto con il cane o il gatto di casa. Fra i proprietari italiani crescono sia il grado di istruzione che quello di occupazione, senza tuttavia scalfire il primato dei proprietari pensionati. A una crescita del grado di istruzione dei proprietari ha corrisposto, negli ultimi due anni, la crescita della cultura della prevenzione veterinaria: il 45% dei proprietari porta il proprio pet dal veterinario più di due volte all'anno ( +8% rispetto alle rilevazioni di due anni fa). In calo sensibile - ma il dato è "sempre preoccupante" - anche la percentuale di proprietari che non va dal veterinario perché convinti che il loro animale stia bene: questa fascia di pet owners è scesa al 67% (due anni fa era dell'87%).
"L'immagine percepita del proprio Veterinario di fiducia è quella di un professionista competente e serio - commenta il presidente dell’Anmvi, Marco Melosi - ma gli si riconoscono anche doti relazionali e valori sia nel rapporto con il proprietario, che con i suoi animali da compagnia. La fidelizzazione sviluppatasi negli anni tra i veterinari italiani e i proprietari risiede nella professionalità. Nonostante un utilizzo massiccio dei canali Internet e dei social - osserva Melosi- il veterinario non ha perso il suo ruolo di 'influencer'". E ancora: il 44% dei proprietari si affida esclusivamente al pet food; la scelta delle sole preparazioni casalinghe è crollata al 7% (era al 18% dieci anni fa), in via di abbandono soprattutto fra i proprietari di gatti.
Il 91% dei proprietari ha un veterinario di fiducia. Il 94% di loro dichiara di seguire fedelmente le prescrizioni del proprio veterinario su salute, cure e benessere del loro pet e sempre più spesso (81%) per patologie alimentari che richiedono correzioni nutrizionali e una dieta veterinaria mirata. Cresce la domanda di competenza e di professionalità: il 93% dei proprietari fa attenzione alle qualifiche del professionista e alla qualità della struttura in cui opera.
Al veterinario di fiducia corrisponde una struttura di fiducia: un ambulatorio nel 78% dei casi, clinica veterinaria nel 21%. Negli ultimi dieci anni, le strutture complesse (cliniche/ospedali veterinari) si sono affermate come struttura di riferimento (lo erano all'8% nel 2009), con proiezioni fino al 40% nell'arco del prossimo decennio. Qualità, professionalità e servizi giustificano la spesa veterinaria per il 56% dei proprietari; scende a quota 34% la percentuale dei proprietari che non si riconosce nel rapporto di valutazione 'qualità-prezzo'.
Il 76% dei pet owner italiani utilizza Internet per informarsi sul mondo dei pet e per scambiare esperienze, ma non per risolvere i problemi di salute del loro cane o gatto. Se il 45% ricorre al 'dottor Web' per problemi di salute del pet o per approfondire la diagnosi del veterinario, il 51% di questi non si fida completamente e le condivide con il proprio veterinario. Infine non decollano le adozioni da canili e gattili: cani e gatti sono stati per lo più (63%) acquistati o ricevuti in regalo; solo il 12% li ha adottati dal canile o da associazioni (4%). In lieve calo rispetto alle rilevazioni di due anni fa, l'obbligo di identificazione e di registrazione all'anagrafe canina: l'ha regolarmente osservato l'86% dei proprietari, un punto percentuale in meno del 2017.