Roma, 18 mar. (Adnkronos Salute) - Le segnalazioni di reazioni avverse ai vaccini anti-Covid registrate in Italia dalla Rete nazionale di farmacovigilanza Aifa, sono state 729 ogni 100.000 dosi, per un totale complessivo, al 26 febbraio, ultimo dato diffuso dall'Agenzia italiana del farmaco, di 30.015 segnalazioni analizzate su un totale di 4.118.277 dosi somministrate - a quella data - per tutti i vaccini. Nel dettaglio le reazioni segnalate hanno riguardato soprattutto il vaccino Pfizer/BionTech (96%), che è stato il più utilizzato e solo in minor misura il vaccino Moderna (1%) e il vaccino AstraZeneca (3%). Ovviamente il dato non tiene conto degli ultimi eventi che hanno portato prima alla sospensione di un lotto del siero AstraZeneca, e successivamente allo stop temporaneo in tutta Italia e in diversi paesi europei della sua inoculazione. Sospensione sulla quale fra poche si pronuncerà l'Agenzia europea del Farmaco Ema.
Da quanto emerge dal rapporto Aifa, il secondo diffuso dall'inizio della vaccinazione anti-Covid ma, con dati in progressiva evoluzione, il 93,6% degli eventi avversi più segnalati per tutti e tre i vaccini sono di lieve entità e "in linea con le informazioni già presenti nel riassunto delle caratteristiche del prodotto dei vaccini" ovvero: febbre, cefalee, dolori muscolari e articolari, dolore in sede di iniezione, brividi e nausea. Mentre le segnalazioni gravi corrispondono al 6,1% del totale, con un tasso di 44 eventi gravi ogni 100.000 dosi somministrate, indipendentemente dal tipo di vaccino e dalla dose somministrata.
Gli eventi segnalati sono insorti prevalentemente lo stesso giorno della vaccinazione o il giorno successivo (87% dei casi).
Secondo il report Aifa, il tasso di segnalazione risulta "più elevato di quello che abitualmente si osserva per altre vaccinazioni, per esempio quella antinfluenzale, ma coerente con i risultati degli studi clinici e indicativo della speciale attenzione dedicata a questa vaccinazione". L'età media delle persone che ha segnalato reazioni avverse è di 46 anni coerente con l'età media dei vaccinati, in gran parte operatori sanitari. (segue)