Roma, 29 lug. (AdnKronos Salute) - "Quello che andrebbe sempre detto alle coppie è che la fecondazione In vitro è un metodo per aumentare le possibilità di concepimento rispetto a quanto avviene con i metodi naturali e che è un tentativo che andrebbe ripetuto alcune volte per ottenere l'embrione sano e giusto, che in natura non si trova tutti i mesi". A commentare con l'Adnkronos Salute lo studio pubblicato su Human Fertility, secondo cui non sono poi così rare (30%) le gravidanze spontanee dopo l'abbandono di trattamenti contro l'infertilità, è Andrea Borini, presidente della Società italiana di fertilità e sterilità e medicina della riproduzione (Sifes-Mr).
"Al di là del fatto che questa indagine è stata eseguita su internet e la rivista su cui è pubblicata ha un basso impact factor - spiega l'esperto - va fatto notare che il campione, fra l'altro esiguo, è formato soprattutto da coppie in cui il problema di infertilità era inspiegato o legato soprattutto a mancata ovulazione, mentre nelle situazioni in cui esiste un severo fattore maschile di sterilità o forte Endometriosi, le gravidanze spontanee non sono assolutamente così comuni".

"È invece importante segnalare - prosegue Borini - che oggi l'accesso alla Pma molto spesso è conseguenza di richieste pressanti da parte delle stesse coppie, mentre l'appello che lancio ai medici è quello di preferire percorsi a step se di fronte si ha una coppia in cui la donna ha fino a 33-34 anni con un anno di tentativi vani alle spalle".

"Caso diverso se la donna ha 40 anni: va risparmiato più tempo possibile per ottimizzare le sue chance di concepire, per cui è indicato indirizzare la coppia alla fecondazione In vitro. E discorso differente anche per una coppia giovane, ma magari con 5 anni di tentativi andati male. Ciò che consiglio alle coppie è sempre di affidarsi a specialisti con esperienza, che potrà fare un adeguato counselling per ogni singolo caso", conclude.