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23/11/2018

Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

giornata internazionale contro la violenza sulle donne
Mara Pitari
Scritto da:
Mara Pitari
Giornalista & web content editor

Creare più consapevolezza in chi la violenza la subisce, ma anche e soprattutto in chi la esercita. È l’obiettivo di un appuntamento sentitissimo ed estremamente attuale come la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, in programma domenica prossima, 25 novembre

Secondo le ultime stime dell’Istat sulla violenza di genere, nel 2016, in Italia, sono state 6 milioni 788mila le donne fra i 16 e i 70 anni che hanno subito violenza fisica o sessuale: una su tre. Di queste, 2,8 milioni, ovvero il 13,6%, hanno subito violenza dai partner, attuali o ex.

Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne e Violenza di genere: il 72% dei femminicidi avviene in famiglia. 

Per quanto riguarda il 2018, stando ai dati diffusi dalla polizia nell’ultimo rapporto “Questo non è amore”  nei primi nove mesi dell’anno, spiega Osservatorio Diritti, il numero delle donne uccise rispetto allo stesso periodo del 2017 è calato solo di 3 unità: dai 97 omicidi dello scorso anno si è passati ai 94 del 2018. Sempre secondo la polizia, è il contesto familiare quello in cui la maggior parte delle volte la donna è definitivamente vittima della discriminazione. Infatti, se sul totale dei casi di omicidio volontario commessi nei primi mesi del 2018 il 41% delle persone uccise è di sesso femminile, la percentuale delle donne ammazzate in ambito familiare o affettivo sale al 72 per cento.

In occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il movimento italiano che lotta contro la violenza di genere “Non Una di Meno” organizza per domani, 24 novembre, la manifestazione nazionale a Roma. Mentre domenica è prevista l’assemblea generale. Qui si possono trovare tutte le info.

Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne: via a due settimane di attivismo per i diritti umani

I numeri, solo nel nostro Paese, sono da capogiro e raccontano di fenomeni di discriminazione persistente. Dentro e fuori dai confini italiani.

Per questo l’Onu ha istituito la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, partendo dall’assunto che la violenza di genere sia una violazione dei diritti umani che, per altro, nella maggior parte dei casi resta nel silenzio. Il tema scelto dagli organizzatori per il 2018 è “Orange the World:

#HearMeToo” e, come nelle precedenti edizioni, la giornata di domenica darà il via a sedici giorni di attivismo che si concluderanno simbolicamente il 10 dicembre, Giornata mondiale dei Diritti umani. Perché il 25 novembre? La data ricorda l’omicidio, nello stesso giorno del 1960, delle sorelle Mirabal, a Santo Domingo.

Le tre attiviste, Patria, Minerva e Maria Teresa, furono torturate e trucidate dagli uomini del dittatore dominicano Trujillo, mentre andavano a trovare i loro mariti in carcere. L’uccisione di “Las Mariposas” (nome in codice delle tre militanti contro il regime) scatenò una dura reazione popolare nel Paese che portò, l’anno dopo, alla morte di Trujillo e alla fine della dittatura. Per ricordare il loro sacrificio, nel 1981, migliaia di donne latinoamericane si sollevarono, dando vita al primo Incontro Internazionale Femminista a Bogotà, in Colombia, e inaugurando un grande movimento mondiale di lotta contro la violenza di genere.

25 novembre: gli psicologi dell’Emilia Romagna: “In caso di stalking, chiedere aiuto”

L’aggressività e la violenza nella nostra società si possono presentare in varie forme, alcune più evidenti, altre più nascoste. Molte di queste nascono dall'incapacità della persona di accettare il rifiuto e distaccarsi da una vita affettiva spesso immaginata perfetta; uno dei fenomeni patologici più diffusi, in queste situazioni, è quello dello stalking, una forma di aggressione psicologica e fisica finalizzata ad annientare la volontà della vittima, esaurendo la sua capacità di resistenza attraverso uno stillicidio incessante, in un crescendo persecutorio. Causando, depressione, infelicità e una qualità della vita al di sotto delle proprie aspettative.

“La vittima viene violata nella sua dimensione privata, la paura per quello che sta accadendo favorisce l’isolamento e, di conseguenza, per lei può essere più difficile chiedere aiuto”, spiega l’Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna analizzando il fenomeno.

“Bisogna resistere alla tentazione di convincere il proprio persecutore a fermarsi – suggerisce Anna Ancona, presidente dell’Ordine degli Psicologi emiliano-romagnoli -.  Soprattutto se si tratta di una persona che ha bisogno di cure, le risposte possono essere interpretate come un preciso interesse e rinforzare il suo agire: divengono segnali di attenzione. Anche la restituzione di un regalo, una risposta negativa a una telefonata o a una lettera vanno evitati. I contatti dovrebbero essere interrotti immediatamente dalla vittima, perché altrimenti potrebbero alimentare il comportamento persecutorio, favorendone un crescendo devastante”.

Violenza di genere: a chi bisogna rivolgersi

Oltre alle forze dell’ordine, in caso di pericolo ci si può rivolgere al Telefono Rosa, associazione nata nel 1988 e oggi riferimento per le donne che subiscono violenza. Il centralino telefonico è attivo tutti i giorni, 24 ore su 24 al numero 1522. Chi è in pericolo o ha subito violenza può rivolgersi anche a un Centro Antiviolenza: nel 2017, secondo le stime del ministero delle Pari Opportunità, in Italia ce n’erano 296, con loro 258 Case Rifugio, le strutture dove le donne vittime di violenza possono proteggersi e stare al sicuro.

Per approfondire guarda anche: “Video-spot contro la violenza sulle donne medico”

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