Milano, 14 ott. (AdnKronos Salute) - "La speranza è che in futuro la tecnologia che c’è dietro terapie geniche come il Voretigene neparvovec possa essere utilizzata anche per le malattie in cui, oltre alla componente genetica c’è quella ambientale, come la cataratta, il glaucoma o la degenerazione maculare senile". E' l'auspicio di Francesca Simonelli, docente di Malattie dell’apparato visivo nel dipartimento di Oftalmologia dell’università di Napoli e responsabile del Centro studi Retinopatie ereditarie, intervenuta a Milano a margine del convegno "Distrofie retiniche - le risposte della ricerca e il contributo del paziente", organizzato da Retina Italia Onlus, commentando le potenzialità ai fini della ricerca della terapia genica Voretigene neparvovec.
"Queste terapie sono adatte a malattie monogeniche, quindi legate alla mutazione di un singolo gene e per questo si prestano molto alle malattie dell’occhio", ha concluso Simonelli, sottolineando come "in questo campo, infatti, siano in corso nel mondo una serie di sperimentazioni su altre malattie dell’occhio".