Roma, 24 gen. (AdnKronos Salute) - Contrordine. Con un'ordinanza datata 23 gennaio il Consiglio di Stato, ribaltando la sentenza del Tar del dicembre scorso, ha accolto l'istanza di sospensione cautelare provvisoria dell'ormai celebre esperimento sui macachi dell'Università di Torino presso l'Università di Parma. Esulta la Lav (Lega anti-vivisezione), che si batte da mesi contro questa sperimentazione che avrebbe delle conseguenze sulla vista delle scimmie. L'ordinanza sospende dunque il decreto di autorizzazione alla sperimentazione sino alla decisione del merito, già fissata dal Tar del Lazio per il 21 aprile 2020, "sede nella quale dovrà essere valutata la completezza documentale e saranno approfondite tutte le delicate e complesse questioni di merito".
La Direzione generale del ministero della Salute, secondo il massimo organo di consulenza giuridico-amministrativa, non ha provato infatti l'impossibilità di trovare alternative a una sperimentazione considerata invasiva sugli animali. "E' necessario che sia chi sperimenta a dover provare che non esistono alternative ad una sperimentazione invasiva sugli animali e foriera di sofferenze che la normativa europea e nazionale", a quanto si legge nell'ordinanza, "anche nelle sedi di sperimentazione, prescrive di evitare o ridurre entro rigorosi parametri fisiologici". Dunque a dover fornire la prova dell'impossibilità di trovare un'alternativa a una sperimentazione invasiva sugli animali deve essere il ministero della Salute, e "con la massima urgenza".
Nella comparazione degli interessi, dunque, prevale l'interesse della Lav alla tutela degli animali, scrive la Corte, che ha condannato il ministero di Lungotevere Ripa e le università a rifondere 3.000 euro di spese legali all'associazione.
"Non è servita, quindi, la visita all'Università di Parma effettuata scandalosamente dal ministero alle porte dell'udienza di ieri e depositata, peraltro fuori i termini previsti dalla Legge, che attestava che tutto andava bene anche se poi nulla era stato menzionato in merito ai parametri tecnici di stabulazione come luce, rumorosità, capacità di esercizio fisico, foraggiamento, attività di manipolazione e cognitive adeguate alla specie", scrive la Lav. "Con questa pronuncia si vuole fare chiarezza oltre il 'muro di gomma' che difende un progetto sperimentale in cui emergono sempre di più requisiti mancanti, incongruenze e valutazioni di parte, e si ristabilisce l'importanza dell'interesse alla protezione degli animali, degni di tutela", aggiunge l'associazione.
Ora la Lav, protagonista della campagna #civediamoliberi, sostenuta da più di 425.300 persone attraverso la petizione www.change.org/p/roberto-speranza-salviamo-i-macachi-di-torino, torna a chiedere al ministro della Salute, Roberto Speranza, di "revocare l'autorizzazione a questo esperimento che, evidentemente, i funzionari della sua Direzione generale hanno fornito senza le dovute motivazioni, come affermato dal Consiglio di Stato", e chiede di "portare in salvo i macachi che sono stati catturati in natura, trasportati dalla Cina e ingabbiati per un test peraltro già effettuato altre volte in altri Paesi, senza alcun risultato utile per i malati".
In più - ricorda la Lav - in questi giorni la Commissione di Bruxelles, in risposta a un'interrogazione relativa al rapporto tra i fondi europei 'Horizon 2020' e la Direttiva sulla protezione degli animali oggetto di sperimentazione, ha risposto che progetti come quello dell'esperimento sui macachi possono beneficiare di contributi comunitari, in questo caso ben 2 milioni di euro, solo ad autorizzazioni ottenute, cosa che all'epoca l'Università di Torino evidentemente non aveva.
"Condividiamo questo risultato fondamentale con le migliaia di persone che hanno già firmato la petizione #civediamoliberi e pacificamente manifestato con noi in questi mesi a Torino, Parma e Roma: questa vittoria legale, in una battaglia così lunga, è particolarmente importante per fermare subito il progetto di ricerca, prima che inizino le procedure purtroppo più invasive per gli animali", afferma Gianluca Felicetti, presidente Lav.