Roma, 20 mag. (Adnkronos Salute) - Una persona su tre nel mondo ha problemi di eccesso di peso. In Italia un terzo degli adulti è in sovrappeso e 1 su 10 obeso. Tanti dunque i potenziali bersagli del fat shaming (letteralmente la ‘vergogna del grasso’), quella cappa di imbarazzo che le critiche degli altri gettano sulle spalle delle persone obese, facendole vergognare per il loro aspetto. Partendo da queste considerazioni, un panel di esperti internazionali, tra i quali Geltrude Mingrone, associato di Medicina Interna all’Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore della Uoc di Patologia dell’Obesità della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, ha redatto una 'dichiarazione di consenso' per mettere fine allo stigma dell’obesità. E l’argomento è di tale scottante importanza, da aver meritato la pubblicazione sulle pagine di 'Nature Medicine'.
Gli autori della consensus, in cui si condanna "l’uso di un linguaggio stigmatizzante, come anche di immagini, atteggiamenti, politiche e discriminazioni relative al peso corporeo, ovunque si verifichino", ricordano che l’obesità può dipendere da cause genetiche, epigenetiche, da fattori alimentari, da deprivazione di sonno, da alterazioni dei ritmi circadiani, da stress psicologici, da interferenti endocrini, da effetti intrauterini e intergenerazionali.
"Comunque la si guardi - sottolinea Mingrone - l’obesità non è mai una scelta e non basta la ‘buona volontà’ e la costanza a tavola o in palestra, perché l’obesità è il risultato di una serie di concause complesse". E se è certamente importante attirare l’attenzione del pubblico sulle conseguenze negative di questo stigma, purtroppo questo non basta a eradicarlo. I pregiudizi hanno infatti radici profonde e per combatterli serve uno sforzo collettivo da parte di medici, media, ricercatori, politici e naturalmente, pazienti.
"La ricerca farmacologica - prosegue Mingrone - ci sta mettendo a disposizione farmaci efficaci nel controllare la fame, alcuni dei quali possono portare a una perdita di peso fino a 15-17 chili. E’ molto importante avere più armi per combattere l’obesità. La gestione di questa malattia complessa va affidata a un team multi specialistico, fatto di endocrinologi, internisti, psicologi, psichiatri, chirurghi bariatrici; il percorso può essere di tipo medico o chirurgico, nei casi più impegnativi".
"Il problema fondamentale che riscontriamo oggi - conclude - è che questi pazienti sono tanti ed è difficile prenderli in carico tutti in tempi rapidi. E il rischio è che vadano a chiedere aiuto altrove, finendo nella rete di personaggi che vogliono solo lucrare sul loro problema, prescrivendo magari dei preparati galenici a base di sostanze simil-amfetaminiche che possono portare a conseguenze serie, come l’ipertensione maligna".