Roma, 12 lug. (AdnKronos Salute) - Ferirsi con un chiodo arrugginito è, nell'immaginario collettivo, la principale modalità per prendere il tetano, così come la convinzione che si tratti di una malattia contagiosa e che una pronta disinfezione della ferita con acqua ossigenata possa evitare la malattia. Si tratta però di informazioni infondate. O almeno imprecise, come ricorda 'Dottore, ma è vero che...?', la rubrica online della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) contro le fake news.
Il primo pregiudizio sfatato dai medici è che il tetano sia contagioso. Non lo è, non può essere trasmesso direttamente tra le persone. La malattia, inoltre, non dipende direttamente dall'invasione dei tessuti da parte di un agente infettivo, ma dagli effetti di una potente neurotossina prodotta da un batterio chiamato Clostridium tetani, presente nell'ambiente, e che attraverso ferite può arrivare a colonizzare i tessuti. Ne bastano minime quantità per provocare i sintomi: contrazioni muscolari e spasmi dolorosissimi che partono dalla testa per scendere poi al tronco e agli arti, compromettendo deglutizione e respirazione.
Per quanto riguarda il chiodo arrugginito, la 'cattiva fama' - spiegano i medici - è dovuta al dal fatto che un oggetto così penetrante, rimasto all'aperto tanto a lungo da mostrare chiari segni di ossidazione, ha avuto maggiori probabilità di venire a contatto con materiale infetto e pertanto di essere pericoloso. La ruggine, quindi, non è responsabile della malattia, ma solo un indicatore del fatto che l'oggetto potrebbe essere contaminato. Lo stesso vale per lamiere, fili spinati o attrezzi da lavoro, soprattutto in campagna. A esporre particolarmente alla malattia, invece, il giardinaggio, perché unisce alla presenza di terriccio (facilmente contaminabile) l'uso di attrezzi appuntiti. Una minaccia molto subdola è rappresentata dalle rose, per cui si usa spesso concime di cavallo e con le cui spine è molto facile pungersi. Ma nella storia di molti casi di tetano si riferiscono però anche ferite di altro tipo, spesso molto più banali, descritte come escoriazioni, che talvolta si sono solo sporcate di terra.
Per avere le idee più chiare sui rischi di tetano, sulla rubrica della Fnomceo si ricorda il meccanismo della malattia. Il batterio cresce in ambienti privi di ossigeno. Prolifera, senza provocare alcun sintomo né danno, nell'intestino degli esseri umani e di animali. All'aria infatti il batterio non muore, ma assume la forma di una spora molto resistente, perfino alla bollitura, che può sopravvivere in stato quiescente, nella polvere o nel terreno, molto a lungo, per mesi o anni. Solo tornando in un ambiente privo di ossigeno il batterio può tornare alla sua forma detta 'vegetativa', in cui ricomincia a proliferare e a produrre la tossina responsabile della malattia. Il batterio può trovare queste condizioni di vita per lui ideali nei tessuti necrotici di una piaga o di un'ustione, ma anche negli strati più profondi di una pelle sana, che può raggiungere senza difficoltà tramite oggetti appuntiti o taglienti.
Dopo una ferita a rischio non basta disinfettare bene la ferita con acqua ossigenata. Questo prodotto è senz'altro utile ad aumentare la concentrazione di ossigeno nell'ambiente della ferita, ostacolando la proliferazione del batterio. Ma, soprattutto nel caso di punture o lesioni profonde, è molto difficile essere sicuri di aver raggiunto ogni possibile anfratto in cui il batterio può essersi annidato, tanto più che la quantità di tossina sufficiente a provocare la malattia è talmente bassa che in genere non si può nemmeno dosare nel sangue.
Fondamentale quindi il vaccino. In tutti i pazienti non in regola con i richiami che subiscano una ferita, lieve o grave che sia, si effettua invece sempre la vaccinazione, o si inizia il ciclo per chi non lo abbia fatto. La vaccinazione - precisano i medici anti fake news - è indispensabile anche per chi ha superato la malattia, perché il tetano non conferisce immunità permanente. Molti adulti non si preoccupano delle vaccinazioni ritenendole un presidio rivolto all'infanzia: in Italia il tetano colpisce invece prevalentemente adulti e soprattutto anziani, che non sanno di dover effettuare il richiamo almeno ogni 10 anni.