Roma, 16 mar. (AdnKronos Salute) - Costi troppo elevati dei farmaci contro i tumori, con una escalation ingiustificata dei prezzi. Lo denunciano in Francia 110 oncologi ed ematologi che hanno affidato il loro appello al quotidiano 'Le Figaro', come avevano già fatto nel 2013 i colleghi americani in una lettera pubblicata sulla rivista 'Blood'. A promuovere l'iniziativa due star dell'Oncologia francese, l'ematologo Jean-Paul Vernant, autore delle raccomandazioni contenute nel Piano Cancro nazionale, e Dominique Maraninchi, che ha guidato l'Agenzia del farmaco francese (Ansm) e presieduto l'Istituto nazionale del cancro. Ma tra i 110 firmatari ci sono i più noti e influenti specialisti del Paese, che si sono mobilitati perché considerano la situazione "esplosiva".
Anche se in Europa, dicono gli esperti, i farmaci contro il cancro costano meno (anche la metà) rispetto agli Usa. Un esempio è il Glivec* (imatinib), efficace nella Leucemia mieloide cronica, che costa circa 7.500 euro al mese negli Stati Uniti e circa 3 mila in Francia. Caro comunque per gli oncologi che contestano l'argomento utilizzato in questi casi dal mondo dell'industria, ovvero la necessità di far rientrare gli investimenti fatti.
La proposta degli oncologi francesi, quindi, è di prevedere prezzi basati sulle somme investite dall'industria nella Ricerca e Sviluppo del prodotto (tenendo conto però dell'apporto fornito dalla ricerca accademica), a cui aggiungere un guadagno ragionevole, eventualmente definito in anticipo. Un'idea che la federazione delle industrie farmaceutiche francesi ha subito respinto perché, ha spiegato l'associazione (Leem), predeterminare un tasso di margine per gli industriali sarebbe disincentivante per gli investitori.
Ma per gli specialisti francesi non c'è tempo da perdere: il rischio, dicono, è che si arrivi a non poter rimborsare i trattamenti più cari, come del resto già accade in Inghilterra. Per evitarlo i 110 esperti chiedono per la Francia un sistema per prezzi più democratico e trasparente, che coinvolga rappresentanti dei pazienti e dei professionisti. La questione, concludono gli specialisti, è rilevante e merita di essere sottoposta a un dibattito pubblico.