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Sicurezza in acqua: un decalogo per vivere il mare senza pericoli

sicurezza in acqua un decalogo per vivere il mare senza pericoli

Mare e acqua: un binomio che vuol dire soprattutto divertimento e spensieratezza ma che in alcuni casi può nascondere pericoli inaspettati che possono mettere a repentaglio la vita dei bagnanti. Ogni anno i giornali riportano di sfortunati casi di annegamento che vedono protagonisti grandi e bambini, per questo è importante mantenere un occhio attento alla sicurezza anche quando la tentazione di abbassare la guardia è forte.

Per ricordare che il mare va vissuto in sicurezza il Ministro della Salute Ferruccio Fazio e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport Rocco Crimi hanno presentato la campagna di informazione “Acquaticità e sicurezza 0-12 anni. Dai primi bagnetti alla prima scoperta del mare". Destinata essenzialmente ai genitori, la campagna di sensibilizzazione è stata ideata da Nicola Brischigiaro, campione mondiale di immersione in apnea e tra i massimi esperti in educazione acquatica familiare. I dati sono impressionanti: ogni anno in Europa annegano circa cinquemila bambini tra 1 e 4 anni e l’Italia che ha ottomila km di coste tra laghi, fiumi e mare è naturalmente un luogo esposto ai pericoli.

La campagna prende le mosse con spot televisivi, pubblicità informativa sui media e una guida, scaricabile anche dal sito ufficiale www.educazioneacquatica.it, che verrà distribuita  alle neo mamme nei reparti di maternità. I genitori sono i primi destinatari della campagna perché a loro spetta il compito di proteggere i bambini dai pericoli che si celano dietro un apparentemente innocuo bagnetto in piscina o a mare. Sono, quindi, proprio i genitori a dover imparare a  vivere il mare in sicurezza. Ecco come:

  • Valutare le proprie capacità natatorie: saper nuotare significa spostarsi in acqua con il miglior rendimento possibile e riuscire a galleggiare con facilità rimanendo fermi in un determinato punto. Significa inoltre saper eseguire correttamente la “respirazione” e cioè: inspirazione con la bocca fuori dall’acqua ed espirazione con il viso in acqua facendo le classiche bollicine. Chi rimane a galla e si sposta in acqua sempre con la testa fuori dall’acqua è un “potenziale annegato”.
  • Mai da solo in acqua: in acque libere e non sorvegliate è bene rimanere sempre in gruppo. Se si è in acqua da soli basta un crampo, una paura improvvisa, una perdita di coscienza o un Trauma anche leggero per rischiare la vita.
  • No agli sbalzi termici: la differenza di temperatura tra il corpo umano (37°) e l’acqua (18° - 27°) provoca una reazione tanto maggiore quanto più l’acqua è fredda e l’entrata è brusca. Quindi dopo l’esposizione al sole o comunque quando si è troppo accaldati è necessario entrare in acqua gradualmente al fine di evitare lo shock termico. Pericolo: idrocuzione (sincope riflessa).
  • Entrare in acqua solo se si è in perfette condizioni.
  • Non entrare in acqua se non sono trascorse almeno tre ore dall’ultimo pasto e due dall’ultimo spuntino
  • Non bere acqua o bevande ghiacciate prima di entrare in acqua.
  • Non entrare in acqua se le condizioni meteomarine sono difficili.
  • Non forzare le proprie capacità: mai spingersi al largo nel tentativo di raggiungere un’imbarcazione o una boa se non si è in grado di tornare indietro e soprattutto se non si è dei validi nuotatori.
  • Prestare attenzione a dove ci si tuffa: un tuffo dagli scogli è sicuro solo se la profondità del mare è di almeno 4/5 metri.
  • Attenzione alle apnee e non iperventilare: l’immersione in apnea anche se fatta per gioco e in poca profondità è sempre pericolosa e deve essere seguita a vista da qualcuno che possa intervenire in caso di malore. Nell’apnea è assolutamente bandita l’iperventilazione (atti respiratori rapidi e veloci) poiché può favorire la sincope, mentre è consigliato fare delle respirazioni lente e profonde. Al primo bisogno di respirare iniziare subito la risalita. Utilizzate nelle uscite al mare il pallone segnasub per essere ben visibili dalle imbarcazioni o moto d’acqua e immergersi sempre in equilibrio idrostatico positivo. Per immergersi con le bombole è necessario frequentare un corso specifico.

Ma come si può aiutare una persona che si trova in difficoltà in mare? Innanzitutto è importante ricordare che se viene esposta la bandiera rossa, è bene non entrare in acqua: è un chiaro segnale di condizioni sfavorevoli e pericolose.

Se le acque sono calme e vedete una persona in difficoltà e non potete richiamare l’attenzione di un bagnino, prestate soccorso soltanto se potete portare con voi un mezzo galleggiante che aiuti entrambi. La persona che si trova in difficoltà , infatti, si aggrapperà a voi con tutte le proprie forze e metterà in pericolo anche la vostra vita.

Quando avrete portato la persona a riva se è cosciente basterà tranquillizzarla facendola sedere sulla sabbia e aiutandola a  respirare (facendogli fare movimenti rotatori con le braccia e aiutandola a espellere il liquido che ha bevuto), se invece è incosciente è importante chiamare i soccorsi, nel frattempo verificare la presenza del battito cardiaco e della respirazione e nel caso ci siano sistemare la persona in posizione laterale di sicurezza: sdraiata sul fianco, con una gamba stesa e una piegata e la testa iperstesa in modo che, in caso di Vomito, il liquido defluisca senza ostacoli e senza creare problemi alla respirazione (è importante ricordare che se c’è il sospetto che la persona abbia riportato lesioni alla colonna vertebrale non va mossa dalla posizione stesa). 

Se, infine la persona è incosciente, il battito cardiaco c’è ma non respira forse ha le vie aeree ostruite e quindi è importante provare a liberarle e praticare una respirazione artificiale bocca a bocca o con pallone ambu. 

Fonti

08/04/2015
16/08/2010
TAG: Medicina generale | Salute in viaggio