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Pet Therapy: quando l'animale è coterapeuta

pet therapy quando l animale e coterapeuta
Redazione Paginemediche
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Pet Therapy è un termine coniato nel 1964 dallo psichiatra infantile Boris Levinson, che si accorse di quanto l’interazione con il suo cane fosse benefica per i piccoli pazienti affetti da problemi psichici - ed è sempre più diffusa.

Secondo le stime più recenti, in Italia ci sono 45 milioni di animali domestici (7 milioni dei quali cani e altrettanti o poco più gatti) a dimostrazione di quanto l’essere umano sia naturalmente incline a convivere con un animale e di quanto il rapporto che si instaura tra uomo e animale sia sempre più stretto e ricco di significato.

Dal 1964 la PET Therapy ha fatto passi da gigante: sono passati ormai cinquant’anni da quando Levinson gettò le basi della moderna Terapia con gli animali definendo il cane un 'coterapeuta' e nel 2009 il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, ha presentato un disegno di legge che aveva come finalità la regolamentazione della Pet Therapy, la salvaguardia della salute dei pazienti e la tutela degli animali (ogni Regione ha, poi, fatto proprie le indicazioni legislative ed emanato provvedimenti ad hoc). 

Oggi sono numerosi i centri che, in Italia, utilizzano la Pet Therapy per aiutare bambini, anziani, persone diversamente abili. Ma quali sono gli elementi caratterizzanti della Pet Therapy? Questa tecnica viene distinta in tre categorie:

  • AAA: è l’attività svolta con l’ausilio degli animali (è il caso di cani che aiutano gli ipovedenti o che svolgono INTERVENTI contro la depressione e per migliorare la vita di anziani e malati terminali);
  • AAT: è l’attività terapeutica fatta con gli animali (destinata a pazienti con problemi psichici, cognitivi o comportamentali);
  • EEA: è l’educazione assistita con gli animali che trova spazio soprattutto nei centri per l’infanzia e nelle scuole e che ha l’obiettivo di sensibilizzare i bambini al rispetto per gli animali. 

Negli Stati Uniti la Delta Society ha istituzionalizzato e favorito la diffusione della Pet Teraphy e ha messo a punto un Pet Partner Aptitude Test (PPAT) che permette di capire se il conduttore e l’animale abbiano le capacità per partecipare alla terapia. Non tutti gli animali, infatti, hanno le caratteristiche adatte per poter adempiere all’impegnativo compito di aiutare i pazienti.

La scelta del tipo di animale è fondamentale: si prediligono i cani per un gran numero di interventi soprattutto perché il cane ha un rapporto privilegiato e spontaneo con l’uomo, si sceglie il gatto per la semplicità nella cura, si preferiscono conigli e criceti per aiutare i bambini che soffrono di disturbi della crescita, i cavalli per la terapia con i bambini con sindrome di Down, autismo o diversamente abili, i delfini per la depressione e disturbi della comunicazione.

 

Fonti

03/03/2017
11/12/2013
TAG: Psicologia | Animali | Bambini | Anziani | Salute mentale
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