Ad oggi, oltre al dato sulla positività al virus Sars-CoV-2, è importante conoscere anche la carica virale e quindi la contagiosità di una persona, almeno per avere un’idea dei soggetti più a rischio rispetto alla diffusione.

Cos’è la carica virale e come si misura

La carica virale è la quantità di particelle virali presenti nel corpo di una persona, potenzialmente trasportate e rilasciate nell'ambiente – ad esempio con tosse e starnuti. In pratica, quando il coronavirus entra nell’organismo inizia a invadere le cellule per creare copie di se stesso e man mano che si replica la carica virale aumenta.

Quando ci si sottopone ad un test di laboratorio per la diagnosi di infezione da Covid-19 viene prelevato un campione biologico – che a seconda dei diversi casi avviene mediante tampone molecolare, sierologico o salivare – per stabilire sia la positività/negatività al virus Sars-CoV-2, ma anche in che quantità il virus è presente nel campione biologico. Quindi il valore della carica virale rivelerà in quante copie si è moltiplicato il virus in quel determinato momento.

L’indice che misura la carica virale è il Cycle Threshold CT (ciclo-soglia). Esso stabilisce il numero di cicli necessari a far rilevare al macchinario l'RNA virale. Se il paziente ospita grandi quantità di virus, questo valore è molto basso perché non servono molti cicli per rilevarlo. Se invece dopo 37-40 cicli non si registra alcun segnale, allora il test è negativo. Ovviamente i valori CT non sono assoluti ma variano da laboratorio a laboratorio.

Cosa indica una carica virale alta o bassa

  • Carica virale alta: un paziente con livelli di carica virale alta confermerà la presenza non solo di una infezione, ma anche che è molto attiva. Ciò significa che il soggetto è altamente infettivo e quindi è assolutamente necessario isolarlo e ridurre al minimo i contatti, anche se asintomatico o paucisintomatico;
  • Carica virale bassa: vuol dire che il paziente sarà meno infettivo e quindi il suo grado di contagiosità è decisamente più basso. Attenzione però, carica virale bassa non vuol dire che non esista possibilità di contagio, soprattutto se di fronte ci si trovano persone fragili, per questo è importante adottare comunque tutte le norme igienico-sanitarie preventive.

Diversi studi hanno mostrato che, generalmente è nei primi giorni di infezione che si riscontra un alta carica virale e quindi di maggiore contagiosità (valori CT bassi); man mano poi che il corpo reagisce al coronavirus diminuiscono gli RNA virali nell’organismo e si è meno contagiosi (valori CT sempre più alti).

Perché misurare la carica virale

Conoscere la carica virale di una persona è utile per capire in quale fase dell’infezione è il soggetto e quindi il suo potenziale di contagiare altre persone.

In genere, la carica virale aumenta fino a raggiungere un picco appena prima dell’insorgenza dei sintomi (se compaiono), per poi calare piuttosto rapidamente. Quindi considerato che la contagiosità è direttamente proporzionale alla carica virale, più sarà alta quella misurata in un tampone, più il soggetto potrà diffondere il virus (senza necessariamente presentare una maggiore gravità della malattia).

Inoltre, misurare i valori CT aiuta senza dubbio anche i sanitari a gestire adeguatamente i positivi e isolare le persone più a rischio di super diffusione, o al contrario liberare dalla quarantena chi è ormai guarito e non può nuocere alla comunità, oltre che segnalare i pazienti più a rischio di complicanze serie per la presenza di comorbidità.  

Come riconoscere se si è infetti?

Identificare rapidamente le persone infette da coronavirus e isolarle preventivamente è cruciale per limitare il contagio da Covid-19.

Poiché i sintomi dell’infezione a volte non compaiono o non sono sempre specifici, è importante non perdere tempo e controllare in anticipo alcuni segnali sospetti. Puoi farti guidare dall’info-chat creata da Paginemediche per capire cosa fare nella tua situazione.