Con i test sierologici è possibile ottenere informazioni in merito al presunto contatto dell’organismo con virus, batteri, tossine o qualunque antigene che provochi la formazione di anticorpi. Si tratta di un esame molto utile per tracciare la diffusione di una epidemia, come quella da Covid-19.

Cosa è un test sierologico e come funziona

Il test sierologico è un esame che rileva la presenza nel sangue di anticorpi prodotti dal sistema immunitario in risposta ad un agente estraneo. Il corpo quando entra in contatto con un antigene produce tre diversi anticorpi:

  • immunoglobuline IgA, se da poco si è incontrato il microrganismo estraneo;
  • immunoglobuline IgM, quando l’infezione è in fase iniziale (4 o 5 giorni dopo la comparsa dei sintomi, per poi scomparire);
  • immunoglobuline IgG, si trovano nel sangue un paio di settimane dopo la comparsa dei sintomi (ma possono comparire anche prima) e permangono poi per molto tempo.

La ricerca degli anticorpi può avvenire attraverso test sierologici qualitativi e quantitativi. Con i primi si stabilisce solo se una persona ha sviluppato o meno degli anticorpi, con una logica positivo/negativo, mentre nei test quantitativi vengono dosate le quantità di anticorpi presenti nel sangue.

I test qualitativi sono test sierologici rapidi in cui è sufficiente una goccia di sangue esaminata in un kit portatile con riscontro immediato, basato su metodo immunocromatografico o simili.

I test sierologici quantitativi, invece, sono basati su metodi immunometrici (del tipo Clia e/o Elisa) e richiedono un prelievo di sangue e uno specifico analizzatore in dotazione alle strutture sanitarie.

Affidabilità dei test sierologici

La questione sull’affidabilità e accuratezza dei test sierologici è un argomento molto discusso. Secondo l’OMS la precisione dei test non sarebbe del 100%, con possibili casi di falsi positivi e falsi negativi.

In particolare, a suscitare qualche dubbio sarebbero gli esiti dei test qualitativi (rapidi) relativamente alla soglia limite di separazione tra positività e negatività al test; al contrario, l’utilizzo di test quantitativi mostrano una specificità non inferiore al 95% (cioè il test identifica in modo corretto il 95% di persone che non sono state infettate) e una sensibilità non inferiore al 90% (identifica correttamente il 90% delle persone che sono state infettate), il che li rende molto più affidabili rispetto ai test qualitativi immediati.

Un esito negativo stabilisce che una persona non è entrata in contatto con l’antigene, oppure è stata infettata molto recentemente e non ha ancora sviluppato la risposta anticorpale, oppure è stata infettata ma la quantità di anticorpi che ha sviluppato è, al momento, al di sotto del livello di rilevazione del test (asintomatico).

Essere positivi al test sierologico, invece, indica che la persona è entrata in contatto con l’antigene, ma non indica necessariamente se una persona è protetta (immune) né se la persona è guarita.

Quando è utile fare un test sierologico?

Chiunque può sottoporsi ad un test sierologico per capire, in base alla presenza di anticorpi, se è entrato in contatto, ad esempio, con un virus e se si è rimasti infettati.

Se si vuole stabilire però l’acquisizione di una patente di immunità, cioè scoprire di aver già avuto una malattia e di essere guariti, allora i test sierologici non daranno sempre una risposta definitiva.

Ad esempio, con l’emergenza sanitaria causata dal virus Sars-CoV-2, sottoporsi a test sierologico non ha al momento alcuna utilità clinica per conoscere il proprio stato rispetto al Covid-19, mentre può servire a studi epidemiologici per tracciare la reale diffusione dell’infezione nelle diverse aree geografiche.

Ad oggi, il miglior test diagnostico di Covid-19 è il tampone naso-faringeo, che dall’analisi delle mucose respiratorie rivela la presenza di RNA virale. I test sierologici non vedono invece il virus, ma possono fornire alle persone con sospetto fondato di contagio o che hanno avuto chiari sintomi da Covid-19 un’informazione diagnostica più orientativa.

In caso di positività sierologica si dovrà eseguire il tampone naso-faringeo, e in caso di nuova positività il soggetto deve esser posto in isolamento, con segnalazione al medico curante.