Il punto di vista del Medico di Medicina Generale sull'ipertensione arteriosa

il punto di vista del medico di medicina generale sull ipertensione arteriosa
Scritto da:
Dr. Bruno Guillaro
Specialista in Cardiologia e Ipertensione

Intervista al Prof. Bruno Guillaro. Medico di Medicina Generale dell’ASL NA 1 e Responsabile Area Cardiovascolare SIMG per la Provincia di Napoli.

1. Qual è il livello di cogestione della patologia tra MMG e specialista?

Papa Giovanni, che è il mio Papa, diceva dobbiamo cercare più quello che ci unisce che quello che ci divide. Ed è l’assunto da cui dovrebbero partire tutti gli attori per lavorare insieme nella gestione, nella tutela della salute del paziente che condividono, tenendo presente, lo dico da laico, che l’incontro tra un medico e un paziente è un incontro tra una fiducia e una coscienza. Come è possibile fare ciò? Qual è lo strumento di cui ci possiamo servire? Lo strumento sono i piani diagnostico-terapeutici condivisi per cui il percorso di questa persona in ogni step viene seguita dal Medico di Medicina Generale e dai singoli specialisti che sono necessari nel processo della gestione di questa patologia.
 

2. Quali pratiche o strumenti potrebbero essere usati per migliorare la collaborazione?

Innanzitutto, l’ho detto, il piano diagnostico-terapeutico che è l’elemento, il trait d’union, l’elemento portante, ma certamente aiutano le reti informatiche: la medicina generale da molti anni è dotata di software ad hoc muniti anche di ulteriori software che permettono l’audit. L’audit è la possibilità da parte del medico di valutare le proprie performance, cioè stabilire se il percorso che sta effettuando è un percorso corretto o meno e quindi migliorarsi nel tempo. Bisognerebbe creare una cartella condivisa, o se volete chiamarlo fascicolo elettronico, a cui possono accedere tutte le figure professionali in maniera da seguire meglio il paziente in ogni percorso della propria vita.
 

3. Quali sono i sintomi dell’ipertensione?

In linea di principio l’ipertensione potrebbe non dare alcun sintomo. Alcune volte compaiono cefalea o vertigini che potrebbero indurre il paziente o il medico, se questo dato viene riferito al medico, a far pensare che questa persona possa avere una pressione più alta. Fondamentale è il medico di medicina generale che deve praticamente identificare i pazienti ipertesi ma l’identificazione non è il solo momento: deve valutare il rischio globale di questi pazienti, perché curare l’ipertensione non è solamente abbassare i valori pressori, e poi valutare se questa pressione ha determinato danni d’organo in periferia.
 

4. Se non dà sintomi è realmente una malattia?

L’ipertensione arteriosa è una malattia, è una malattia unica che potrebbe, se non curata bene, determinare una serie di patologie ad essa correlate, soprattutto a livello renale.
 

5. Quali esami sono importanti nel paziente iperteso?

Come primo livello gli esami necessari sono la glicemia, il colesterolo, i trigliceridi, l’hdl, l’uricemia, la microalbuminuria e la proteinuria, l’esame delle urine, l’elettrocardiogramma sempre ad un primo livello che però non è particolarmente specifico. Ad un secondo livello l’ecocardiogramma, che è molto più specifico perché ci potrà dire se c’è l’ipertrofia cioè l’inspessimento del setto e della parete del ventricolo, il doppler dei tronchi sovraortici e la pcr, la proteina c reattiva e via via esami sempre più indaginosi che vengono fatti al secondo e al terzo livello. 
 

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