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Omosessualità e transessualismo
18 Settembre 2012
|
4 minuti

Omosessualità e transessualismo

Mentre per l'omosessualità vi è un diverso orientamento sessuale, nel transessualismo il genere mentale non corrisponde al genere genetico.

La formazione dell’identità sessuale è un processo che accompagna lo sviluppo dell’individuo sin dalle prime fasi della vita embrionale, attraverso una serie di eventi che coinvolgono fattori genetici e secrezioni ormonali agenti sul prodotto del concepimento in via di sviluppo.

Questo processo è però influenzato anche dall’ambiente. Al momento della nascita l’aspetto e l’apparato genitale esterno del neonato determinano il comportamento dei parenti nei suoi confronti; se il nascituro presenta il sesso maschile, sarà vestito nei colori che socialmente contraddistinguono il maschio e gli verranno assegnati giocattoli prettamente maschili. Al contrario, se nasce una femmina, le saranno regalati vestitini di color rosa e giocattoli femminili.

Se la maturazione psicosessuale fosse un processo chiaro e lineare dovremmo ipotizzare che un bambino, nato con i cromosomi XY e con gli organi genitali maschili e considerato dai familiari un maschio, dovrebbe percepirsi come appartenente al genere maschile e, di conseguenza, scegliere da adulto un partner di sesso femminile.

Ma questa IPOTESI è ben lontana dall’essere una certezza assoluta! Perché esistono l’omosessualità e il transessualismo? Diverse sono le teorie eziologiche che sono state sviluppate per spiegare l’insorgenza di questi due fenomeni.

Per quanto riguarda l’omosessualità, la teoria psicoanalitica ipotizza il verificarsi di traumi infantili o la mancata risoluzione di uno specifico stadio dell’evoluzione sessuale che determinerebbe nel bambino un’omosessualità manifesta, contrapposta all’omosessualità latente o inconscia, presente anche negli eterosessuali.

Freud affermava che la presenza e il comportamento del padre fossero fondamentali in età infantile, in particolare nel periodo in cui il bambino maschio attraversa il complesso di Edipo. Una figura materna molto più forte e presente di quella paterna indirizzerebbe il bambino maschio a identificarsi con la madre nel tentativo di abbattere l'autorità paterna. Questo atteggiamento indirizzerebbe verso la scelta di un oggetto d'amore maschile piuttosto che femminile.

Le ricerche biogenetiche hanno documentato che la probabilità dei gemelli omozigoti, nati cioè dalla stessa Cellula uovo, di essere entrambi omosessuali è pari al 60%. Anche se questa scoperta non è la dimostrazione chiara che l’omosessualità abbia una causa francamente genetica, ciò che possiamo ad oggi supporre è che vi sia comunque una predisposizione.

Questo dato non deve però essere interpretato dando nuovamente spazio all’ipotesi iniziale che definiva l’omosessualità come una malattia. Le teorie biologiche hanno infatti dimostrato che l’orientamento sessuale, espresso nelle persone omosessuali come attrazione sessuale e sentimentale tra individui dello stesso sesso biologico, possa essere influenzato anche da altri fattori tra cui quelli ormonali.

Diversamente dall’omosessualità, per la quale ciò che cambia è l’orientamento sessuale, nel transessualismo il genere mentale e psicosessuale non corrispondono al genere genetico, ormonale e fenotipico. In altre parole possiamo dire che c’è una donna imprigionata nel corpo di un uomo e viceversa.

Altra differenza tra omosessualità e transessualismo, la cui Eziologia è ancora incerta (alterazioni della secrezione ormonale, eccessiva esposizione fetale agli estrogeni, ecc...), è che quest’ultimo è, a tutti gli effetti, un disturbo dell’identità di genere. Se, a differenza dell’omosessualità, il transessualismo è codificato come disturbo, allora esso necessita di un approccio  terapeutico multidisciplinare che coinvolge psicologi, endocrinologi e chirurghi e che ha come fine ultimo quello di eliminare la discrepanza tra l’immagine corporea reale e quella intimamente sentita.

A cura della Dott.ssa Erika Limoncin - Corso di Laurea in Sessuologia - Università dell'Aquila (coordinatore Prof. E. A. Jannini)

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