Transessualismo: visione globale e benessere psicofisico

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Stando alla classificazione operata dall’Associazione Americana degli psichiatri e inserita nel Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, uno dei più utilizzati e autorevoli strumenti per diagnosticare ed elencare i disturbi mentali, il transessualismo è un disturbo dell’identità di genere (DIG): il soggetto ha fisicamente un’identità sessuale che non corrisponde all’identità di genere psicologica.

Coniato per la prima volta nel 1949 da David Caudwell, il termine transessuale è stato poi ufficializzato da Harry Benjamin nel 1966 che dichiarò che la persona transessuale è l’unico paziente che non viene curato dallo psichiatra in modo da entrare in armonia col proprio sesso di nascita, ma confermandone il disturbo di identità di genere e avviandolo verso un processo di transizione.

Transessuali si nasce? Recenti studi sembrano confermare una sorta di predisposizione genetica, ma uno studio di qualche anno fa pubblicato su Nature suggerì anche l’esistenza di un dimorfismo sessuale del cervello che provoca uno squilibrio dell’identità di genere.

Quel che è certo è che se fino agli anni Sessanta si riteneva che i transessuali potessero 'guarire' con terapie psicologiche e ormonali, oggi l’approccio è quello di aiutare l’individuo a fare un percorso di transizione per uniformare l’identità della psiche con quella sessuale.

E anche la legge si è adeguata in tal senso: la legge 164/82 rappresenta una pietra miliare per il movimento transessuale italiano. Il provvedimento autorizza i transessuali a richiedere al tribunale l’autorizzazione per sottoporsi a interventi chirurgici di conversione sessuale e, in caso di autorizzazione, prevede la copertura delle spese a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Il Tribunale, inoltre, può autorizzare le modifiche dello stato anagrafico e un transessuale che ha cambiato il proprio sesso seguendo questo iter ha il diritto di sposarsi o di adottare. Come avviare un processo di transizione?

È innanzitutto indispensabile che l’individuo si sottoponga a visite psichiatriche che attestino l’esistenza di un 'disturbo dell’identità di genere', dopo aver ricevuto questa certificazione potrà rivolgersi a un endocrinologo che prescriverà una Terapia ormonale sostituiva, variabile in base al sesso fisico.

Infine verranno eseguiti gli INTERVENTI di conversione sessuale: penectomia, orchiectomia e vaginoplastica per le trans; Mastectomia, isterectomia, falloplastica o clitoridoplastica per i trans.

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Il punto di vista
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A mio parere, il presente articolo non prende nella dovuta considerazione tutti gli aspetti psicologici a cui un soggetto transessuale va incontro rispetto all'abbandono del sesso biologico per approdare ad una significazione del nuovo sesso attribuito.

Il mio commento si incentra sulle riflessioni che le implicazioni del transessualismo comportano sulla salute psichica, ed in particolare mi riferisco alle implicazioni pre e post conversione del sesso. Credo di poter suddividere tutto l'iter normalmente indicato come 'processo' di transessualità in almeno tre fasi:

  • prima fase di consapevolezza e di successiva accettazione (egosintonia)  della situazione;
  • seconda fase di preparazione e di organizzazione mentale verso la conversione fisica e psichica;
  • terza fase di attribuzione mentale, psichica e psicologica, della nuova identità.

La prima fase comporta la reale presa in carico a livello cognitivo della discordanza psicologica tra gli stimoli derivanti dalla natura del sesso biologico e quelli derivanti dalla tendenza psichica del sesso opposto a cui la persona sente di appartenere: ciò che forse prima era un 'sentire' latente di disagio diventa consapevolezza sintonica al punto da decidere di voler cambiare la propria natura. In questa fase l'aspetto psicologico è, normalmente, di estrema confusione (e anche di paura) legata ad un sentimento di 'sorpresa' (se non di gioia) per la scoperta di voler essere effettivamente ciò che si sente di essere.

La seconda fase vede, in genere, molto meno interesse soggettivo per l'aspetto psicologico, essendo una fase molto caratterizzata dal 'fare' pratico e concreto. È quindi compito assai complesso degli psichiatri e dei sessuologi accompagnare la persona verso i sentimenti relativi all'abbandono di un corpo sessuato di un certo tipo e verso la nascita del nuovo corpo. È una fase di estrema importanza e delicatezza in cui si giocano parecchie variabili legate alla buona riuscita dell'evento della 'nuova nascita'. Ritengo, nella mia esperienza, che poco conto si dia all'aspetto psicologico, appunto, della 'nuova nascita'.

La terza fase è strettamente collegata alla precedente, ne è l'esito in termini di lavoro preparatorio. Ciò che si è desiderato, magari a lungo e con estrema sofferenza, si sta verificando o si è verificato. Se da un punto di vista fisico il cambiamento è evidente nell'osservazione del nuovo corpo differentemente sessuato, da un punto di vista psichico l'evidenza è molto più problematica perché non così diretta: "vedo, quindi ora sono".

Aver desiderato un corpo sessualmente opposto, ed essere riusciti ad averlo, non implica di per sé la conseguente accettazione non già del desiderio mentale precedente ma del corpo in sé, assolutamente differente rispetto a prima ed anche 'segnato' dagli interventi chirurgici. È quindi compito arduo accompagnare verso la 'perdita' inevitabile in favore della collimazione tra il desiderio precedente e la realtà concreta successiva.

In altre parole, il processo di transessualità passa attraverso fasi complicatissime in cui occorre stare molto attenti affinché nulla sfugga di mano rispetto a ciò che – sicuramente con convinzione – si desidera e ciò che ci si ritrova ad essere come risultato di cambio concreto corporeo e non solo come cambio mentale. Come in ogni 'abbandono' non può non esserci un lungo e profondo processo (depressivo) di 'separazione da', anche nelle migliori ipotesi di ottima riuscita di realizzazione delle premesse di un prospero futuro.

16/03/2018
23/05/2012
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