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Barca a vela e velaterapia
27 Giugno 2013
|
3 minuti

Barca a vela e velaterapia

Lo sport della vela è diventato una terapia di successo per disabili psichici e motori e ragazzi socialmente difficili.

La vela non è più appannaggio dei pochi danarosi che si possono permettere il lusso di comprare una barca e gestire un equipaggio: oggi è uno sport accessibile ai 'comuni mortali' e una terapia per disabili psichici e motori.

La velaterapia è nata come progetto di reinserimento sociale per 'ragazzi difficili', ai quali veniva fornito supporto psicologico durante il viaggio in barca. Il successo di questo progetto ha stimolato altre esperienze simili che hanno toccato diversi ambiti lavorativi e sociali, fino a giungere alla Terapia per disabili.

Un grande successo

La velaterapia si è dimostrata immediatamente un grande successo. Chi decide di passare una settimana in barca a vela impara a convivere e a condividere con altri tutto ciò che ha intorno, dagli oggetti quotidiani, agli spazi, pur limitati della barca, alle emozioni e sensazioni che scaturiscono dall'essere circondati dal mare e, quindi, dalla natura allo stato puro.

Inoltre, ogni partecipante ha un compito ben preciso; la barca è una società in piccolo, in cui c'è un leader ed in cui ognuno ha un ruolo ben definito, al quale deve attenersi per permettere a tutti di andare avanti.

Questa situazione esistenziale ha un duplice scopo: permettere a ragazzi socialmente difficili di rientrare in regole precise a cui far riferimento e a disabili motori di dimostrare il loro valore a prescindere dalla disabilità. Insomma, ogni partecipante sa che ha un ruolo di primo piano nella gestione della barca e viene responsabilizzato in questo senso.

La barca diventa quindi una piccola comunità e rappresenta spesso un vero e proprio passo avanti nella crescita personale. Per i ragazzi più piccoli, che per la prima volta viaggiano senza genitori, è il momento entusiasmante del passaggio dall'infanzia all'adolescenza; per quelli più grandi è la possibilità di imparare qualcosa che non rientra nella quotidianità: governare una barca, cucinare, mettere in ordine, perfino aggiustare un motore.

Chiaramente, il fine ultimo di questa esperienza è la maturazione, dal punto di vista psicologico e sociale, dell'individuo, che potrà tradursi in una nuova apertura verso gli altri, nell'aver imparato a prendere decisioni in momenti critici, nel sapersi mettere in gioco senza pregiudizi e senza remore, sapendo di avere un proprio ruolo all'interno della società.

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