Equitazione e ippoterapia
14 Novembre 2012
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3 minuti

Equitazione e ippoterapia

L'equitazione e, nel caso dei disabili, l'ippoterapia apportano benefici al corpo e allo spirito grazie al contatto diretto con il cavallo.
In questo articolo:

Il cavallo fa venire in mente i grandi prati verdi di campagna, la libertà ed il vento nei capelli. L'equitazione è infatti tutto questo riunito in uno sport. Sebbene i veri e propri sportivi non siano moltissimi, durante le vacanze molti italiani amano fare lunghe passeggiate a cavallo, a contatto con la natura.

All'inizio può esserci qualche timore, ma basta instaurare con il cavallo un buon rapporto fin dall'inizio e, almeno per i principianti, uscire dal maneggio in compagnia dell'istruttore per godersi una bella giornata tra la natura.

L'equitazione, infatti, è uno sport adatto a persone di qualsiasi età, anche le persone anziane, che, per l'età o per problemi di salute, non possono fare altri sport aerobici.

Andare a cavallo non fa aumentare né la frequenza cardiaca né quella respiratoria, eppure stimola la prontezza di riflessi, migliora il senso di equilibrio, sottopone i muscoli ad uno continuo stretching, soprattutto quelli delle gambe, delle braccia, del tronco e delle spalle.

È lo sport perfetto per chi ama la natura e gli animali, per le persone stressate o addirittura depresse e per chi ama socializzare quando fa sport. È invece controindicato per i cardiopatici, per le persone allergiche, per chi soffre di patologie della colonna vertebrale (scoliosi, Ernia del disco, ecc.), per le donne gravide.

I bambini possono iniziare a fare questo sport già a 5 anni compiuti. L'equitazione permette loro di imparare il rispetto e l'ordine, di far crescere la sicurezza e l'autonomia. Nei primi giorni, potranno prendere confidenza con il cavallo, imparare a prendersene cura, sellarlo, pulirlo, poi imparare a montarlo in tutta sicurezza nel maneggio, insieme ad un istruttore.

Segue poi il periodo dei primi esercizi propedeutici, come restare in piedi sulle staffe o mantenere le redini con una sola mano. Dopo le prime lezioni, il bambino avrà imparato il passo ed il trotto. Nella seconda fase, si passerà a lezioni a gruppi, fondate sulle prime figure fino ad arrivare alla completa padronanza dell'animale pronti per uscire in passeggiata.

L'ippoterapia

Da qualche tempo, il cavallo è diventato anche un amico per i disabili. L'ippoterapia infatti, dal punto di vista strettamente fisico, mette in moto tutto il corpo; il ritmo del cavallo lanciato al passo rilassa i muscoli, mentre l'andamento basculante sembra imitare quello di una persona che cammina. Ma a beneficiarne è anche l'aspetto psicologico: il Portatore di handicap può migliorare il rapporto con se stesso e con le persone che lo circondano.

Il fatto che si debba 'guidare' un animale, di per sé imprevedibile, stimola l'attenzione e rafforza il senso di autostima ed autonomia. Anche l'imponenza dell'animale, il fatto che permette a chi vi monta di guardare gli altri dall'alto, infonde un certo senso di sicurezza, che è fondamentale soprattutto nelle persone con problemi comportamentali e cognitivi, responsabilizzando il Portatore di handicap e infondendogli quella fiducia di cui ha bisogno.

Questo accade anche perché il cavallo è fondamentalmente un animale che si adatta alle situazioni che gli vengono 'proposte' e intuisce subito l'affetto della persona che gli sta accanto. È infatti proprio il rapporto che si instaura tra il cavaliere ed il suo cavallo il perno attorno a cui gira tutta l'ippoterapia.

È questo il motivo per cui, anche nei casi di ritardo mentale severo, in cui il portatore di handicap non monta di sua spontanea volontà sul cavallo, ma vi è posto, egli trae comunque un grosso beneficio dal contatto diretto con l'animale, il quale, a sua volta, 'ricambia' i gesti affettuosi ricevuti instaurando un vero e proprio rapporto d'amicizia, che riesce a far uscire il disabile dal suo isolamento.

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