Medico infettivologo italiano dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Carlo Urbani viene ricordato nella storia della medicina come l’uomo che per primo identificò la malattia, a sacrificio della propria stessa vita. Se oggi la SARS non fa più paura è soprattutto grazie a lui.

La SARS (acronimo di Severe acute respiratory syndrome) o sindrome respiratoria acuta grave (o "severa"), è una forma di polmonite atipica causata da un coronavirus responsabile dell’epidemia scoppiata in Estremo Oriente tra il 2002 e il 2003 che causò diverse centinaia di morti. Grazie all’isolamento del virus si è potuto in poco tempo sviluppare un vaccino e delle cure efficaci che ne hanno controllato la diffusione.

Come Urbani scopre la SARS

Combattere le malattie dimenticate e salvare vite umane era da sempre la missione del dottor Carlo Urbani, che a 47 anni, in qualità di coordinatore delle politiche sanitarie dell'OMS, si trovava in Vietnam con la sua famiglia per completare una missione triennale sul controllo delle malattie parassitarie nel Pacifico occidentale.

Era il 28 febbraio del 2003, e il dottor Urbani veniva chiamato presso un ospedale privato francese di Hanoi, per occuparsi di un caso di polmonite atipica che aveva colpito un uomo d’affari americano, Johnny Chen. Non pensò di inviare qualche collega ma si recò personalmente a valutare l’urgenza che da due giorni vedeva il paziente affetto da febbre alta, tosse secca e difficoltà respiratorie. Dai sintomi accertati il dottor Urbani capisce subito, a differenza del resto dello staff presente, di essere davanti ad un nuovo virus molto contagioso e che la situazione è estremamente critica.

Così il medico italiano, avvia le indagini per scoprirne le cause e formulare una terapia. Il sospetto principale si concretizza in un focolaio epidemiologico già da tempo diffuso nel sud della Cina ma tenuto nascosto dalle autorità di Pechino alla comunità mondiale. Un ritardo che si rivela fatale e che contribuisce alla diffusione incontrollata del virus responsabile della morte di 813 persone in tutto il mondo. Infatti, il paziente era stato precedentemente ad Honk-Kong in un hotel dove contemporaneamente aveva fatto sosta un cinese proveniente da Guangdong, la regione della Cina meridionale in cui il virus della Sars si era diffuso ormai da mesi. Presenti in albergo altri 200 clienti poi ripartiti diffondendo nel mondo il virus allora sconosciuto.

La situazione che si trovò di fronte il dottor Urbani nell’ospedale di Hanoi era impressionante: nessuno capiva cosa stava succedendo, infermieri che piangevano, medici terrorizzati, gente che correva e urlava, e l’amara consapevolezza che si diffondeva tra le corsie: “Non si sa cos’è ma sicuro non si tratta di influenza!”. L’unico ad aver chiara la situazione era il dottor Carlo Urbani.

Il protocollo Urbani che isolò il virus

Quello che il dottor Urbani sapeva era che si trattava di una malattia virale contagiosa proveniente dall’estremo oriente capace di evolvere in brevissimo tempo in grave polmonite bilaterale, potenzialmente letale. Un virus del tutto sconosciuto all’organismo umano, senza protocollo terapeutico né vaccino, e per questo capace di scardinare le difese immunitarie impreparate all’aggressione.

Così il medico italiano lanciò l'allarme al governo e all'OMS, diffondendo un testo che rivelava la pandemia, ma soprattutto riusciva a convincere le autorità locali ad adottare misure di quarantena preventive per circoscrivere la diffusione del virus.

La sua segnalazione di quella che poi sarebbe stata chiamata Sars, ha permesso di salvare migliaia di vite. Mettendo in allarme il sistema di sorveglianza globale e attivando le procedure di sicurezza, Carlo Urbani favorì il riconoscimento precoce di nuovi casi, consentendo l’applicazione precoce dei protocolli di isolamento e quarantena a salvaguardia del personale sanitario e ospedaliero.

 

Secondo l'OMS il metodo anti-pandemie realizzato dal dottor Urbani nel 2003 rappresenta, ancora oggi, un protocollo internazionale per combattere le emergenze epidemiologiche mondiali.

Il 7 marzo fece isolare l’intero primo piano dell’ospedale di Hanoi mentre continuava, giorno e notte, ad occuparsi dei malati e a cercare disperatamente una terapia che li potesse guarire, ma che mai trovò. Tre giorni dopo, scrisse la sua ultima comunicazione al governo: “La malattia purtroppo non è sotto il mio controllo” e non sapeva di essere già stato contagiato. Lo capì l’11 marzo, durante il volo che da Hanoi lo portava a Bangkok, in Tailandia, per un convegno. Sentiva di avere la febbre alta con tosse secca e difficoltà respiratorie: erano i sintomi della Sars. All'atterraggio telefonò immediatamente ai colleghi per avvisarli che nessuno lo avvicinasse e chiese di essere ricoverato in isolamento. Dopo 18 giorni, il 29 marzo 2003, il dottor Carlo Urbani muore presso l’ospedale di Bangkok a causa della Sars e solamente quel giorno l’Italia viene a sapere che tra i suoi cittadini c’era un medico eroe che era stato capace di isolare il virus ma di cui ne era purtroppo rimasto vittima.

Durante gli ultimi giorni di malattia Urbani non si risparmiò e il suo pensiero fu ancora una volta di salvaguardare l’umanità: ai medici colleghi accorsi dalla Germania e dall'Australia per tentare di salvarlo lasciò disposizioni affinché dopo la morte gli venisse prelevato un campione dai polmoni per analizzarli e sperimentare un vaccino contro la Sars.

Il suo impegno e abnegazione al lavoro è stato riconosciuto dal Ministero della Salute il 7 Aprile del 2003, quando gli è stata conferita la medaglia d’oro per i benemeriti della salute pubblica, il riconoscimento ufficiale per la sua attività.

La Sars è stata la prima malattia dell’era della globalizzazione che in poche settimane ha infettato 8439 persone in diversi continenti, perché viaggiando in aereo diffondevano l’epidemia. I danni potevano essere ben peggiori, ma è stata fermata grazie al protocollo Urbani che ha approntato per l’OMS un protocollo di difesa contro la diffusione di patologie virali ancora oggi valide.

“È solo grazie alla diagnosi del dottor Urbani – dichiarava Gro Harlem Brundtland, direttore generale dell'Oms – che è scattata la vigilanza globale del virus prima che fosse contagiato il resto delle popolazioni”. Infatti un mese dopo, il 28 aprile 2003, il Vietnam dichiarò che entro i suoi confini la Sars era stata debellata.

La testimonianza di Kofi Annan, segretario generale delle Nazioni Unite dopo la sua scomparsa: “Non sapremo mai quanti milioni di morti avrebbe provocato la Sars perché il dottor Urbani ha fatto in modo di evitarlo. Egli lascia un esempio illuminante nella comunità e lo ricorderemo come un eroe nel senso più elevato e vero del termine”.