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Chopin soffriva di epilessia?

chopin soffriva di epilessia

Ha suscitato scalpore la ricerca recentemente condotta da due medici spagnoli –(F.B.Fernandez e M. Caruncho), secondo cui sarebbe stato un 'focolaio' epilettico ubicato nel lobo temporale del cervello il responsabile di alcuni disturbi psichici del grande compositore polacco Fryderyk Chopin: questi erano insorti durante un concerto quando -ancora ragazzo- egli si alzò bruscamente dal piano, sconvolto da un’ 'allucinazione': degli 'spettri' stavano saltando sullo spartito. Il fenomeno, pur se sotto forme diverse, si ripeté altre volte nella sua breve vita.

Prima di commentare, va detto che quasi simultaneamente a questa notizia ne è arrivata un’altra (v. oltre), la quale metterebbe quantomeno in secondo piano la diagnosi ormai storicamente consolidata (in base alla natura dei sintomi; tosse, dimagrimento, emottisi) di Tubercolosi polmonare quale malattia  non solo di ostacolo all’attività e creatività artistica del musicista polacco, ma anche causa diretta della sua morte a soli 39 anni. Per comprendere la vera portata di queste 'novità' occorre tuttavia ricordare alcuni momenti della patografia del grande musicista.

Com’è noto, dopo l’eroica rivolta polacca del novembre 1830, soffocata nel Sangue dai soldati russi, Fryderyk Chopin si è rifugiato dapprima a Vienna, indi a Parigi, divenendo in breve famoso per la sua eccezionale tecnica e inventiva musicale. Lì incontra George Sand, una intellettuale di alto rango, che in realtà si chiama Aurore Dupin e che ama darsi arie da uomo. Tra i due (nonostante al primo incontro Fryderyk la trovi 'decisamente antipatica') nasce una passione travolgente, totalizzante, contrassegnata da un’assoluta reciproca dedizione.

Dedizione che la Sand concretizza trasformandosi in infermiera quando nell’inverno del 1838, a Palma di Majorca, la tubercolosi polmonare, che già da tempo sta silenziosamente minando il giovane pianista, esplode con un’abbondante fuoruscita di sangue dalla bocca (emottisi), funesto segno della formazione di 'caverne' nel polmone. È la tisi, una malattia per la quale al tempo non esiste alcun trattamento valido: le sole cure disponibili sono i salassi e l’applicazione di 'cerotti vescicatori' sul torace.

Annota Chopin: “Venni curato da tre medici, i più famosi di tutta l’isola: il primo fiutava ciò che avevo sputato, l’altro percuoteva donde avevo espettorato, il terzo palpava e auscultava mentre espettoravo. Il primo disse che morirò, il secondo che forse morirei, il terzo che ero già morto”. Per di più gli isolani, temendo il contagio, obbligano i due amanti a trasferirsi a sei chilometri dalla città, in una villa di campagna (la 'So’n vent', la Casa del Vento).

In breve, poiché nel tempo i disturbi si aggravano, i due decidono di tornare a Parigi. Sulla nave, le emottisi ricompaiono “così abbondanti da riempire dei sangue interi bacili”; e si ripetono anche fenomeni di Allucinazioni visive e uditive: Chopin avverte a tratti “l’eco delle campane di una chiesa che suonano a morto per il suo funerale”. È in queste condizioni che compone la Serenata in si bemolle maggiore, di cui fa appunto parte la Marcia funebre. E la tosse è divenuta sempre più così stizzosa e insistente “da fargli tirar fuori l’anima”.

Finché la situazione precipita: alle 2,30 del 17 ottobre 1849 il musicista muore nella sua casa parigina di Place Vendôme. Il reperto autoptico andrà purtroppo perduto in un incendio del Distretto di Polizia. La salma viene imbalsamata, ma il rito funebre è officiato nell’Église de la Madeleine soltanto tredici giorni dopo il decesso: difatti, il Requiem di Mozart (che Chopin ha chiesto venga eseguito per il proprio rito funebre) va cantato da donne soliste: ma al tempo è a queste proibito entrare nelle chiese.

E per il permesso trascorrono appunto tredici giorni. Tuttavia, per rispettare le ultime volontà del musicista, il suo cuore viene asportato e inviato nella sua amata Varsavia, ove è tuttora visibile in una teca nella Chiesa di Santa Croce, conservato sotto cognac.

Tornando ora alle recenti notizie, dopo circa un secolo e mezzo  e avvalendosi delle nuove cognizioni in tema di malattie ereditarie e di alcuni sintomi clinici di Chopin,  alcuni ricercatori polacchi, tra i quali W. Cichy, hanno prospettato l’ipotesi che il suo cuore  possa aver sofferto di una eredopatia -la 'fibrosi cistica o mucoviscidosi', la quale (e non la tubercolosi) sarebbe stata quindi la prima causa della precoce morte del compositore.

Esistono tuttavia forti resistenze delle Autorità civili e religiose per poter accedere alla reliquia e verificare con un test genetico una tale eventualità (peraltro istologicamente assai inverosimile per il miocardio).  Né si può d’altra parte escludere la coesistenza di fibrosi cistica (ad esempio, un interessamento polmonare), la quale -va  inoltre ricordato- può anche comportare sterilità. (Non si hanno peraltro notizie che Chopin abbia avuto figli).

Per quanto invece riguarda il problema dell’epilessia, la 'diagnosi' prospettata  dai  due studiosi spagnoli- certamente elaborata su serie basi scientifiche - non può essere tuttavia accolta come 'una scoperta rivoluzionaria', ma va valutata con molto riserbo: in primo luogo perché essa è basata solo su congetture e note biografiche 'lette' dopo oltre centocinquanta anni e tramandate con una terminologia che - come non di rado avviene in Medicina - può nel tempo profondamente mutare  di significato; in secondo luogo, perché essa manca inevitabilmente e per ovvie ragioni di riscontri obiettivi, quali quelli derivanti da indagini autoptiche, microscopiche o strumentali a riprova della reale esistenza di focolai epilettici nel lobo temporale (sinistro? destro?...).

Occorre sempre molta cautela nell’accogliere notizie 'clamorose' riguardanti le malattie dei Grandi del passato (a meno che non provengano da accurate ricerche di paleopatologia su eventuali resti), specie per quanto riguarda la sfera neuro-psichica. Non sono pochi gli studiosi (pur non essendo certamente questo il caso di  Caruncho e Fernandez)  che cercano ad ogni costo (sulla base di qualche indizio) una qualsiasi 'ragione clinica' per spiegare il genio o la creatività di personaggi famosi, che siano musicisti, poeti o pittori. Basta dire che per Vincent van Gogh sono state prospettate ben ventiquattro diagnosi diverse, tutte da medici altrettanto seri e attendibili.

Non si vuole quindi negare che Chopin fosse affetto da  epilessia del lobo temporale: si vuole solo raccomandare prudenza, e non accettare ad occhi chiusi qualsiasi notizia: tant’è che proprio a commento delle ricerche di Fernandez e Caruncho, molti studiosi fanno notare che nella vita di Chopin possono comodamente rintracciarsi altre possibili cause di  allucinazioni, quali la sua proverbiale depressione, le sue violenti emicranie, addirittura la 'sindrome di Bonnet' (caratterizzata anch’essa da  allucinazioni sensoriali), che forse ancor meglio dell’epilessia potrebbero spiegare i suoi disturbi psichici, anche perché questi non furono forse mai accompagnati dalle tipiche convulsioni epilettiche degli arti.

Leggi anche:
L'epilessia è una malattia neurologica la cui caratteristica principale è la ricorrenza di crisi convulsive che non hanno cause conosciute.

Fonte:

F:H: Franken: Die Krankheiten grösser Komponisten, F, Noetzel, Wilhelmhaven, 2004

13/02/2017
27/11/2013
TAG: Neurologia | Malattie neurologiche