Trapianto cardiaco nell'antica Cina

trapianto cardiaco nell antica cina

Proprio come gli Egizi con Imhotep e i Greci con Asclepio, anche gli antichi Cinesi avevano un loro Dio della Medicina: Pien Chueh (detto anche Bian Que).

E proprio come Imhotep e Asclepio erano realmente esistiti, anche Pien Chuh era stato un medico in carne e ossa, nato sulle rive del Mar Giallo nel 407 a. C. sotto la dinastia Zhou.

Secondo la leggenda, era addirittura in grado di vedere gli organi nell’interno del corpo (una specie di radiologo ante litteram), il che gli consentiva di sperimentare e osservare direttamente attraverso l’addome l’effetto di nuove piante medicinali, utilizzando poi le più efficaci.

Pien Chue divenne ben presto un medico famoso (era chiamato il 'dottor Miracolo'), richiestissimo anche dalle più alte personalità per l’eccezionale 'occhio clinico' e la proverbiale coscienza professionale.

Chiamato a curare il re Huan del Catai, lo avvertì che la sua malattia era solo all’inizio e che, se non si fosse curato, l’avrebbe certamente portato a morte.

Il re non volle accettare alcuna cura e in breve tempo si aggravò; e quando, in ultimo, chiese, disperato, al medico di dargli un rimedio per guarire.

Bian Que rispose con una frase che (mutando opportunamente i termini) anche dopo duemilacinquecento anni conserva tutto il suo valore:

Quando una malattia colpisce la superficie del corpo, una lozione o un impacco caldo può curarla; quando una malattia colpisce i muscoli, l’uso di aghi può curarla; quando una malattia colpisce lo Stomaco e gli intestini un decotto può curarla; ma quando una malattia colpisce le ossa, non v’è più nulla da fare e bisogna lasciare le cose in mano al fato, come nel tuo caso. Ora è inutile che si prenda cura di se stesso”.

Ergo: curarsi in tempo. Huan morì pochi giorni dopo.

Ma non finisce qui. Secondo la leggenda, sarebbe stato proprio Pien Chueh a praticare il primo trapianto di cuore della storia: addirittura lo scambio di Cuore tra due pazienti.

Dopo aver visitato due funzionari governativi che soffrivano di cuore, disse loro che nessun medicamento avrebbe potuto giovare, perchè le loro malattie erano dovute a fattori psichici:

Tu, Kung Fu, sei intelligente ma la tua energia è debole; hai molte buone idee ma manchi di decisione; mentre tu, Tzu Yin, hai poca intelligenza ma hai una forte volontà, manchi di giudizio e tendi a prendere decisioni affrettate. Il solo metodo per guarire è di scambiarvi i cuori: poi, tutto diverrà perfetto”.

Dopo aver anestetizzato i due con un vino medicato, Pien Chueh aprì il torace e scambiò i loro cuori. Indi suturò le ferite e, con un’altra pozione, riportò alla coscienza i due 'trapiantati'.

Quando essi tornarono a casa 'guariti', le rispettive mogli fecero fatica a riconoscerli, tanto i loro caratteri erano cambiati. Allarmate, si precipitarono dal medico per chiedere spiegazioni. (Le cronache non riportano come andò a finire...).

Al di là della leggenda, questo episodio prova ancora una volta due fatti importanti: diversamente dai medici occidentali di quel periodo, per i quali la sede dei sentimenti e dei comportamenti umani erano gli intestini, per gli antichi medici Cinesi essa era il cuore (che fosse in realtà il cervello fu intuito sono molto più tardi). Inoltre, già quei medici avevano nozione che i fattori psicosomatici possono seriamente intervenire nella genesi di molte malattie. 

Tanta saggezza e bravura non giovarono tuttavia a Pien Chueh: ancora in perfetta salute, pur quasi ormai alla soglia dei cento anni, fu assassinato da un sicario prezzolato dal vecchio medico capo di Corte, Li Hsi, accecato dall’invidia e dalla gelosia.
 

A cura di:

Luciano Sterpellone
Patologo CLINICO e storico della medicina

06/08/2015
15/11/2010
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