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Judo, un'antica arte marziale giapponese
24 Aprile 2013
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3 minuti

Judo, un'antica arte marziale giapponese

Il principio fondamentale del judo è quello di porsi lontano dalla linea d'azione dell'avversario e sbilanciarlo, sfruttando il suo slancio.

Il judo nasce come 'figlio' del jujitsu, trasformato in una nuova disciplina, meno violenta della precedente, dal giapponese Jigoro Kano, il quale fondò una propria scuola detta Kodokan nella quale insegnava la nuova disciplina da lui ideata.

Il judo si compone di diverse tecniche che hanno lo scopo di rovesciare e mettere a terra, immobilizzandolo, l'avversario, ma il principio su cui si fonda non è quello di opporsi direttamente contro l'avversario stesso, bensì quello di porsi lontano dalla sua linea d'azione sbilanciandolo e sfruttando il suo slancio per renderlo negativo.

Il judo viene praticato in un ambiente apposito chiamato dojo, sul pavimento del quale vengono posti dei materassini o stuoie di paglia di riso che attenuino le cadute. Questi materassini sono detti tatami. Hanno margini squadrati ed orlati con fettucce di cotone o lino.

Le dimensioni del tatami sono cm. 200x100x6. I diversi tatami vengono affiancati l'uno all'altro e fissati esternamente con una cornice; solitamente sono poggiati su un tavolato.

Ogni judoka, cioè ogni persona che pratica il judo, ha un abbigliamento particolare, detto judogi; esso si compone di 3 pezzi fondamentali: una casacca in cotone detta kimono, senza bottoni, tessuta in stoffa molto doppia e resistente, rinforzata sul collo e nelle zone che più spesso vengono strattonate, un pantalone detto zubon, di taglio ampio e robusto anch'essi, privo di cerniere o bottoni, ma con un semplice cordone che passa in vita affinché si reggano, ed una cintura chiamata obi, una cintura in cotone che viene annodata sul kimono e che varia di colore a seconda del grado raggiunto dal judoka.

La vestizione del judoka fa parte del rito di inizio del combattimento e segue una cerimonia particolare. Innanzitutto, i pantaloni vanno indossati ponendo sul davanti la parte rinforzata all'altezza delle ginocchia; esso va ben allacciato tirando il cordone in vita.

Quindi si passa al kimono, indossato sempre con il lembo sinistro su quello destro. Anche per annodare la cintura in vita bisogna attenersi a delle regole ben precise. L'obi va preso al centro e poggiato sull'addome poco sotto l'ombelico; quindi, le due estremità vanno fatte passare dietro la schiena e poi riportate avanti, dove possono essere incrociate passando il lembo della mano destra nella sinistra e viceversa.

Infine, si prende l'estremità destra e la si fa passare prima su quella sinistra e poi all'interno, tirando con forza le due estremità. Il nodo ottenuto si presenta piatto e quadrato e non si scioglie se strattonato.

La cintura rappresenta, per il suo colore, il grado raggiunto dall'atleta. La cintura può essere, partendo dal grado più basso a quello più alto, bianca, gialla, arancione, verde, blu, marrone, nera, bianco-rossa, rossa, bianca.

I combattimenti, sia individuali che a squadre, possono terminare a punti io prima del limite e durano normalmente da 3 a 20 minuti. Vengono organizzati tenendo conto del grado di abilità degli atleti, suddivisi in 5 categorie per variazione di peso. Il judo è diventata disciplina olimpionica nel 1964.

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