09-11-2012

dopo interventi per calcolosi

Buongiorno, vi racconto la mia storia: ho 37 anni, circa un anno e mezzo fa facendo l'esame delle urine il mio medico si accorge che perdo proteine in quantità elevata, effettuo un'ecografia renale e risulta nel rene dx un calcolo di 1,5 cm ed idronefrosi di II-III grado, effettuo un eswl che si limita a dividere il calcolo a metà, viene così effettuata una prima ureteroscopia con inserimento di doppio j, dopo un mese e mezzo ripetono l'ureteroscopia e inseriscono di nuovo il doppio j ma una settimana dopo averlo rimosso ho una pielonefrite acuta per cui ripuliscono il rene ed inseriscono un nuovo doppio j che viene rimosso dopo 2 mesi a 15 gg dalla rimozione mi dicono che c'è del ristagno d'urina ma è nella norma e di tornare dopo 3 mesi, a questo punto mi sottopongo a una scintigrafia renale dove risulta che il rene funziona al 13%, effettuo una tac con contrasto da cui risulta la scarsa funzionalità del rene ed una cicatrice all'uretere, quindi mi mettono una nefrostomia per vedere se il rene funziona e se il prob è solo dell'uretere, effettuo una scintigrafia con la stomia risultato 15%, effettuano una nuova ureteroscopia gonfiando l'uretere a 10 atmosfere ed inserendo un doppio j di grosse dimensioni che viene rimosso due mesi dopo e dopo 15 gg il rene è pieno di urina e l'uretere è chiuso. L'urologo che mi segue a questo punto si è limitato a chiedermi se ho avuto febbre e mi ha chiesto di rivederci dopo altri 20gg. La mia domanda è: il rene non funziona e l'uretere è gia chiuso, io non ho mai avuto coliche ho però un dolore costante ma sopportabile alla schiena e davanti sotto le costole, giunti a questo punto il rene va tolto oppure va lasciato lì controllando che il rene sx continui a funzionare correttamente? Attendo fiduciosa vostro riscontro e porgo cordiali saluti.
Risposta

Gentile Signora,

il nostro dubbio di base è sulla funzione di questo rene all'inizio della storia, ovvero prima degli interventi eseguiti per il calcolo. Ci pare poco chiaro perchè la fuzione sia oggi così scarsa, nonostante tutto non ci pare sia passato molto tempo tra un intervento e l'altro. La presenza di questa "cicatrice" (o restringimento) dell'uretere potrebbe essere legata agli interventi endoscopici, si tratta di una complicazione rara, ma purtroppo verosimile, in pratica di quasiasi intervento sulle vie urinarie. la decisione da prendere non è semplice, per un giudizio più approrpiato sarebbe necessario disporre di tutti i dettagli, d'ogni modo:

- una funzione renale confermata del 10-15% è davvero molto bassa e le possibilità di ripresa significativa sono molto scarse;

- in questi casi è saggio rimuovere il rene se ha già manifestato delle complicazioni infettive (episodi di febbre elevata), lei ci parla di una "pielonefrite" senza chiarire ulteriormente; un rene infetto che non funziona è di fatto una bomba innesacata, in grado di dare problemi molto seri in tempi non prevedibili;

- se così non è, considerata la sua età, si potrebbe assumere anche un atteggiamento conservativo: se il restringimento dell'uretere è limitato, si può pensare ad un intervento in laparoscopia con la rimozione del tratto ristretto, in mani esperte non si tratta di un intervento difficile ed i risultati possono essere molto buoni;

- un'alternativa ancora meno invasiva potrebbe essere costituita dall'inserimento di una protesi interna "a tubetto" di diametro molto elevato, priva dei riccioli del classico doppio-j, che scavalca il solo tratto ristretto dopo ulteriore dilatazione con palloncino. Questa può essere mantenuta in sede anche per una anno ed alla sua rimozione le pareti dell'uretere dovrebbeo essersi stabilizzate definitivamente.

Come vede, le possibilità sono numerose, sta ai Collegi che la seguono, e che conoscono perfettamente la sua storia, valutare quale sia la strata più opportuna da consigliarle.

Saluti

Come vede

TAG: Reni e vie urinarie | Urologia