23-07-2012

Gent.le dottore, a mio padre, 56 anni, è stato

Gent.le Dottore, a mio padre, 56 anni, è stato asportato a settembre 2011 un polipo vescicale riscontrato casualmente durante un'eco effettuata per altri motivi (nessun fattore di rischio fra quelli comunemente ritenuti tali). L'istologico ha confermato carcinoma uroteliale non infiltrante ad alto grado e in gennaio 2012 l'urologo ha voluto effettuare una re-turv per cercare di "pulire in profondità". L'istologico ha confermato quello precedente: ca non infiltrante ad alto grado. Nessuna terapia endovescicale è stata prevista e nessuna spiegazione ci è stata data rispetto a questa decisione. Il ns. medico di base ci ha detto di fidarci dell'equipe urologica che lo segue (siamo a Bologna e non in uno sperduto paese dell'Africa...) ed a loro ci siamo affidati. E' stata indicata solo "una stretta sorveglianza endoscopica". In marzo ha eseguito i controlli previsti (ecografia addominale, es.citologico urine su 3 campioni e cistoscopia) che sono risultati tutti negativi.A luglio nuovi controlli: eco e citologico urinario negativi, mentre la cistoscopia ha evidenziato una piccola neoformazione (che l'eco non aveva visto...) ed è previsto nuovo intervento a breve (verosimilmente settembre).Ora il ns. timore è sempre quello di non fare tutto quello che bisognerebbe: ci sono altre terapie che si potrebbero tentare per cercare di ridurre le recidive? Non avrei mai pensato di rivolgere una domanda tanto importante in un sito internet, ma ora capisco che se i medici parlassero di più ai loro pazienti, forse questi non cercherebbe altrove le risposte che non gli vengono date....Mi perdoni lo sfogo, ma sono molto demoralizzato...Ringrazio comunque per la disponibilità. Con i migliori saluti
Risposta

Gentile Signore,

in primo luogo mi permetto di dirle che se talora noi medici siamo un po' avari di parole è perchè la incalzante routine quotidiana spesso ci impedisce di dedicare ai pazienti il tempo che essi si aspettano, oltre a quello tecnicamente necessario. Però, le assicuro che se vengono poste delle domande precise e circostanziate, a queste si risponde sempre, almeno auspico, in modo il più possibile esauriente e con cortesia.

Ciò detto, pur non conoscendo esattamente tutti i dettagli, ritengo che il comportamento seguito dai colleghi che seguono suo Padre sia appropriato ed assolutamente in linea con le attuali prassi e linee guida. La cosa più importante in queste neoformazioni superficiali della vescica è il controllo assiduo, e così è stato fatto. Le recidive avvengono circa nel 70% dei casi, ed individuare una lesione recidiva  iniziale di minime dimensioni comporta ovviamente un intervento assolutamente limitato. E' inoltre abituale non eseguire già dal primo episodio la chemioprofilassi con instillazioni endovescicali, in particolare se la prima lesione era di piccole dimensioni. Le instillazioni non hanno un'efficacia assoluta purtroppo, ma sono al momento l'unico tipo di terapia d'appoggio per cercare di ridurre questo 70% di recidiva. Inoltre, le instillazioni hanno anche dei possibili effetti collaterali, insomma, è sempre saggio fare un bilancio fra i pro- ed i contro. Ritengo che probabilmente dopo l'asportazione di questa minima recidiva, che immagino sarà molto simile alla prima lesione, i Colleghi consiglieranno le instillazioni con un farmaco di loro scelta (mitomicina, epirubicina, bcg, dipende dai protocolli e dalle abitudini locali). In ogni caso, il controllo assiduo è l'arma più efficace in assoluto.

Saluti

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