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L’ESPERTO RISPONDE

Gentili dottori, proprio mentre scrivo vedo su

Gentili dottori, proprio mentre scrivo vedo su Pagine Mediche alcuni articoli che vertono sulla medicina alternativa, segno che esiste una problematica su questo tema che richiede attenzione al di la dei giudizi di valore che ognuno può esprimere in merito. Per noi pazienti esiste infatti un momento nel proprio percorso clinico in cui ci si trova a confrontarsi con "proposte" terapeutiche alternative verso le quali i giudzi sono talmente eterogenei che la scelta finale è sempre sulle spalle del paziente ovvero individuale. Vorrei in breve sottoporre alla vostra attenzione il mio caso come esempio di approccio alla malattia e ricevere la vostra opinione: dopo che mi è stata diagnosticata una epatite C cronica attiva ho effettuato la terapia prevista con interferone e ribavirina per dodici mesi (responder durante la terapia). Terminata la cura da poco non resta che aspettare per verificare nel tempo l'efficacia della cura. Ritengo pertanto di aver compiuto quanto previsto dalla medicina ufficiale. Ma da più parti mi giungono consigli di continuare a proteggere e coadiuvare il fegato con metodi alternativi. In effetti, a prescindere dalla eventuale miracolosa negativizzazione del virus, il vero pericolo è la possibile degenerazione delle condizioni epatiche (steatosi, fibrosi, cirrosi). Ho deciso pertanto, con estrema cautela, di avvicinarmi a soluzioni alternative a scopo preventivo generico utilizzando prodotti come il cardo mariano, il tarassaco, vitamina C, L-metionina (tutti assunti nel rispetto delle indicazioni RDA per le quantità giornaliere). E' ovvio che se ho scelto questi prodotti è perche vengono consigliati da (alcuni) medici con apparente cognizione di causa. Ma come dite voi nei vostri articoli solo lo studio clinico di un farmaco può dare credito allo stesso. Ma esistono questi studi sui farmaci che ho elencato? In particolare sulla L-metionina di cui anche alcuni epatologi fanno un gran parlare (anticatabolica, antisteatosica e addirittura antifibrotica!). E se invece l'aumento di questo aminoacido risultasse un appesantimento per le funzioni epatiche? Noi pazienti di fronte alle opinioni contrastanti facciamo la fine dell'asino di Buridano che morì di fame per non saper scegliere... Grazie per la vostra gentile attenzione.
Risposta del medico
Dr. Fegato.com
Dr. Fegato.com
Il problema che lei pone è estremamente complesso e non è possibile affrontarlo in maniera esauriente attraverso questo spazio. L’atteggiamento del medico “tradizionalista” è quello di non dare credito (eccessivo) a tutti quei presidi che non hanno passato il vaglio di una dimostrazione metodologicamente corretta della loro efficacia. Purtroppo della maggior parte dei presidi che lei nomina non esistono studi metodologicamente corretti che ne dimostrino l’efficacia. Pertanto il consiglio di un loro utilizzo si basa solo su considerazioni personale o risultati favorevoli aneddotici. In un soggetto che, come sembra il suo caso, abbia ottenuto una risposta favorevole sostenuta al trattamento antivirale per l’epatite C, riteniamo ingiustificato l’uso di qualunque presidio farmacologico o “alternativo”.
Risposto il: 08 Novembre 2006
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