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Esperto Risponde

In riferimento alla domanda da me posta con codice

In riferimento alla domanda da me posta con codice EE/2N12341. Poco prima di ricevere la Vostra cortese risposta, sono stato contattato dall'ospedale da mia madre. Un'ora fa gli è stata praticata la biopsia mediante ago aspirarto ecoguidato. Il medico che ha effettuato il prelievo si è reso conto che trattasi di un Ascesso. Infatti la lesione è piena di pus. Comunque faranno lo stesso l'esame istologico. Mia madre non ha mai avuto febbre da un anno e più a questa parte, se non alterazioni da raffreddore. Ora hanno deciso di effettuare una copertura antibiotica con Antibiotici compatibili alla sua allergia (mia madre è allergica a molti farmaci, attualmente sta facendo prove allergiche presso il Policlinico Gemelli di Roma e la sta seguendo il Prof. Patriarca.) Ora domando, in quanto non del tutto tranquillo ma sicuramente sollevato, l'eziologia possibile per questo ascesso. Aggiungo che le ultime analisi del Sangue sono tutte negative e che mia madre ha da diversi anni un calcolo alla cistifellea di 2 cm che è stabile da diversi anni e che non le da nessun fastidio e che, da una mia rilettura del referto radiologico, risulta di contenuto disomogeneo con contorni ben delimitati e chiusi. Grazie e scusate se approfitto della vostra cortesia, ma si tratta di mia madre e perciò credo capirete.
Risposta del medico
Dr. Fegato.com
Dr. Fegato.com
Gli ascessi batterici del fegato sono relativamente rari, anche se descritti fino dal tempo di Ippocrate. Lo sviluppo di nuove tecniche radiologiche, il miglioramento nell’identificazione microbiologica e i progressi delle tecniche di drenaggio, hanno fatto sì che diminuissero sensibilmente le percentuali di mortalità per questa patologia, con tassi attuali del 5-30%. Se non trattata questa patologia comporta elevate percentuali di mortalità. Di solito vi è il coinvolgimento di più microbi con aerobi ed anaerobi. Gli organismi più frequentemente isolati sono bacilli enterici gram-negativi, quali Streptococcus milleri, e Bacteroides. Le procedure utilizzate in questi casi sono: 1) aspirazione percutanea con ago, sotto guida TC od ECO, in tal modo può essere eseguita l’aspirazione del materiale in cavità e ciò rende possibile un rapido recupero del materiale per valutazione microbiologica e patologica; 2) drenaggio con catetere percutaneo, che fu introdotto negli anni ’70 come alternativa alla chirurgia. Esso comporta una percentuale di successo globale uguale o superiore al drenaggio chirurgico, con i vantaggi del più basso costo, minore degenza in ospedale ed elimina la necessità della anestesia generale. L’insuccesso a questa terapia è la principale complicazione ed è una indicazione all’intervento chirurgico. La terapia antibiotica come unica modalità di trattamento non è eseguita di routine, sebbene sia stata di successo in alcuni casi. Essa può essere una alternativa nei pazienti troppo ammalati per essere sottoposti a procedure invasive. In questi casi i pazienti vengono sottoposti a molti mesi di terapia antimicrobica con uno stretto monitoraggio. La cura mediante drenaggio chirurgico è stata lo standard terapeutico fino all’introduzione del drenaggio percutaneo nella metà degli anni ’70. Le indicazioni attuali per il trattamento chirurgico includono: segni di peritonismo, esistenza di una già nota patologia chirurgica addominale, insuccesso di precedenti tentativi di drenaggio.
Risposto il: 22 Dicembre 2003