06-02-2004

Infezone contratta alla nascita

Buongiorno, vorrei sapere se è vero che l'Epatite C contratta al momento della nascita, attraverso trasfusioni neonatali, ha un decorso molto più lento e benigno per quanto riguarda i danni arrecati al fegato, per un periodo di almeno 35 anni. In particolare ho saputo di uno studio di coorte effettuato su 81 pazienti, che avevano contratto HCV dalla nascita, e dopo 30 anni dall'infezione (nascita) nessuno presentava segni di cirrosi, e solo 3 pazienti presentavano segni di danni al fegato, nei 5 anni successivi solo 4 pazienti avevano manifestato una progressione del danno epatico da assenza di Fibrosi a lieve fibrosi. Grazie.
Dr. Fegato.com
Risposta di:
Dr. Fegato.com
Risposta
Uno studio effettuato da Vogt e collaboratori dell’Università di Monaco nel settembre del 1999, pubblicato sulla prestigiosa rivista New England Journal, ha fornito importanti acquisizioni circa questo argomento del decorso dell’infezione da HCV-associato a trasfusioni nei bambini. Egli ha esaminato 458 bambini che avevano ricevuto trasfusione di sangue in seguito ad interventi chirurgici cardiaci nell’infanzia, prima che venissero implementate procedure di screening nel sangue da donare. Poi ha esaminato dopo 20 anni quegli stessi soggetti ed ha trovato che 67, il 15%, presentava positività per anti-HCV nel loro sangue periferico. Tuttavia solo il 55% dei pazienti anti-HCV positivi così trovato aveva presente anche HCV-RNA svelabile nel sangue al momento della rivalutazione. Tale percentuale è minore rispetto a quella che si trova in pazienti infetti con trasfusione di sangue nell’età adulta. I motivi di ciò non sono chiari, ma è una situazione inversa rispetto a quello che si verifica per l’epatite B. Qui infatti i soggetti infetti in età infantile hanno un 80-90% di probabilità che si cronicizzi, mentre per quelli infetti nelle età adulte le probabilità sono assai minori, cioè minori del 5%. Un altro aspetto emerso da tale studio è rappresentato dal fatto che il decorso clinico dell’epatite C nei bambini che erano ancora infetti era più benigno di quello atteso nelle persone adulte. Infatti 1 solo dei 37 pazienti con HCV-RNA positivo aveva valori anormali di aminitransferasi e soltanto 3 dei 17 soggetti sottoposti a biopsia epatica mostravano segni di danno epatico progressivo. Da rilevare che vi era anche un’altra spiegazione del danno epatico in questi soggetti, in quanto questi pazienti avevano una grave insufficienza cardiaca congestizia destra. Pertanto l’infezione da HCV acquisita mediante trasfusione precocemente nell’infanzia può guarire spontaneamente più comunemente rispetto all’infezione acquisita nell’età adulta. Nei bambini in cui l’infezione persiste nel tempo, il danno epatico sembra progredire lentamente ed è tipicamente lieve entro i primi 20 anni dopo l’infezione. Questo potrebbe significare che l’infezione da HCV insorta precocemente nella vita è sempre una condizione benigna.
TAG: Epatologia | Fegato | Gastroenterologia | Medicina interna
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