Vi scrivo sperando di trovare qualche risposta e soprattutto come occorrerà agire per cercare di risolvere una spiacevole situazione. Sono preoccupata per la salute del mio ragazzo. Lui ha 21 anni, io 19. Entrambi frequentiamo l’università lontano da casa e abbiamo deciso di convivere.Preciso che il mio ragazzo è una persona culturalmente... Leggi di più interessata, proviene da una famiglia molto facoltosa, non ha mai avuto situazioni famigliari precarie e la sua famiglia è unita. In passato ha avuto problemi di bipolarismo e depressione (a 18 anni). Dai suoi discorsi mi pare d’aver capito piuttosto esplicitamente che ha anche pensato più volte al suicidio. Episodi strani di quegli anni di depressione mi fanno pensare che avesse anche tentato il suicidio (ustioni sulla propria mano con la sigaretta, un taglio con coltellino sulla spalla, non grave: diceva di non sentire più dolore). Tuttavia nel tempo la situazione pareva risolta. Ha smesso di prendere tutti gli psicofarmaci. Insomma, una persona del tutto serena e normale, senza sbalzi d’umore frequenti. Inizia l’università trasferendosi in un’altra città. Ha buoni risultati, riesce nei suoi obbiettivi. Diventa abbastanza costante nel suo dovere. L’anno successivo io decido di trasferirmi in un’altra città ancora sempre per motivi universitari. Lui decide di seguirmi, cambiando nuovamente città e università (consapevole che la mia università comportava un sacrificio ben maggior, considerando che lui non è mai stato un grande studioso). Viviamo insieme da ottobre di quest’anno. Credo che certi sintomi si siano riverificati. Non capisco cosa gli stia succedendo. Sta avendo comportamenti strani che purtroppo tante volte io assimilo come normali ormai. Comincio a capire che non c’è nulla di normale. Provo ad elencare certi fatti accaduti:1. dopo un anno di storia, a causa di una lite riguardo niente di importante, pur di zittirmi mi punta una pistola in fronte (lui ha il porto d’armi, amante della caccia) facendomi credere che fosse vera. Solo più tardi, a distanza di un altro anno, mi ha rivelato che si trattava di un’arma finta.2. maggio scorso: mi ha sputato in faccia dopo che io avevo rifiutato di avere un rapporto con lui. 3. inverno scorso: mi hai risputato in faccia. Gli avevo detto, a causa di certi suoi atteggiamenti, che era un egoista insensibile. Mi hai scritto una lettera il giorno dopo: "Sappi che ti sputerò in faccia ogni volta che mi parlerai ancora come mi hai parlato sta sera". In quel momento non capiva della gravità del gesto. Successivamente, si è scusato.4. pochi mesi fa: stavo valutando di concludere la nostra storia. Aveva spesso sbalzi d’umore, atteggiamenti arroganti. Abbiamo litigato, come al solito per un motivo stupido, io ero agitata e arrabbiata. Lui mi ha afferrato per le braccia scuotendomi e sbattendomi contro il muro. Sono caduta perdendo i sensi. Credo si sia spaventato. Mi ha buttato un secchio d’acqua in faccia. Mi sono svegliata ma non ricordavo di quando mi aveva scossa. Accusavo solo un forte mal di schiena. Mi ha raccontato lui cosa era successo.5. altra lite, un mese fa: arrabbiato ha urinato sul pavimento. Ho dovuto pulire io. Ha preso poi il secchio con cui stavo pulendo, me lo ha svuotato addosso e sul letto. Il giorno dopo si è scusato. Quando gli dico che non si tratta di un gesto normale mi dice che non si trattava di violenza e che era di certo meglio che mettermi le mani addosso.6. L’altra mattina: ho interpretato male una sua richiesta e gli ho risposto con tono acceso. Non ho fatto in tempo a voltarmi che mi ha presa con le mani intorno al collo e mi ha sussurrato all’orecchio che non avrei mai più dovuto usare quel tono con lui.7. quest’estate poi mi ha fatto un discorso strano. Eravamo in vacanza e mi ha detto che in quel momento non sentiva nulla. una sorta di apatia totale. Diceva che in quel momento non riusciva a provare nulla nei miei confronti. La mia sofferenza a quelle parole erano a lui evidenti, piangevo. Lui diceva e ha ribadito più volte: “non capisco ma godo nel vederti soffrire in questo momento”. Mi ha detto che dopo quel giorno non ha più riprovato quelle strane sensazioni di apatia. Ieri gli ho scritto una lettera elencando tutti questi avvenimenti. Gli ho detto che non sono atteggiamenti normali, specialmente il fatto che non se ne renda conto. Gli ho chiesto di affrontare insieme una terapia. Dice che si vergogna di tutti questi suoi atteggiamenti.Io ho paura che la situazione possa degenerare. Vivendo con una persona così mi sembra ormai che tutti questi atteggiamenti non siano poi così non normali. Ho deciso di voler capire di più.Si tratta di comportamenti normali? Potrebbe essere che si stiano ripresentando i sintomi del bipolarismo? Cosa posso fare? lui si rifiuta di vedere psichiatri o medici. Per lui è tutto normale. Spero di trovare qualcuno che mi possa aiutare, ma soprattutto che mi dica qual è la prima cosa da fare in queste situazioni.Grazie,G.