15-05-2017

Perforazione del duodeno

Buongiorno, cerco di esporre brevemente il mese che ha trascorso in ospedale mia madre. 74 anni, entriamo in PS perché ha diarrea da 2 settimane, inappettenza, febbre, tosse insistente, è diabetica (diabete di tipo 2), nel mese precedente ha avuto 2 crisi ipoglicemiche causa influenze ed inappetenza. Le viene diagnosticata ernia ombelicale in cui si è "insediato" parte del colon. Viene operata d'urgenza in laparoscopia, terminata operazione ci comunicano che è stata asportata anche cistifellea in quanto in cancrena, (dopo 15 gg a seguito biopsia ci comunicano che erano presenti calcoli di cui il più grande di 4 cm). Viene trasferita in reparto, ma subito cominica ad avere dolori nel quadrante destro superiore dell'addome, vengono somministrati antidolorifici e da ecografia risulta rimasta un po' d'aria a seguito operazione, la diarrea continua, vengono fatte esami feci, ci comunicano che ha contratto il clostridium difficile in sala operatoria, comincia terapia antibiotica, la diarrea non diminuisce, rimane inappetenza e cominciano a gonfiarsi gli arti inferiori.

Dopo qualche gg vengono somministrate due sacche di sangue, sembra che si sia ripresa un pochino ma dopo quache giorno comincia a vomitare sangue scuro, a seguito TAC ci comunicano che deve essere operata d'urgenza in quanto si è perforato il duodeno, è gravissima, dubitano che esca viva dalla sala operatoria. Viene operata per ulcera perforante al duodeno nella parte superiore e nella parte inferiore mi spiegano che in angiografia viene "chiusa" altra ulcera, e riscontrano anche il colon in necrosi, a termine operazione vengono lasciate aperte pareti addominali per qualche gg in modo che possa essere "espolarata" e controllare la "ripresa" della vascolarizzazione, viene trasferita in terapia intensiva, dopo 4 gg pare che il colon non sia più in necrosi, la parete addominale viene chiusa, rimane in terapia intensiva.
La ripresa non avviene, giornalmente i chirurghi vengono a controllare le ferite, disinfettare, pulire, etc, non vediamo accenni di miglioramento, ci comunicano che è comunque grave, dopo una settimana di terapia intensiva torna in sala operatoria per un tentativo disperato in quanto i drenaggi e le ferite sanguinano nuovamante, il duodeno viene "escluso" e viene praticato un by-pass gastrico.

La mamma rimane altra settimana in terapia intensiva, curata nel migliore dei modi, però non ce la fa, cominciano a cedere i reni, comincia a sanguinare nuovamente il drenaggio, muore. Vorrei chiedere: come è possibile che si sia perforato il duodeno nel giro di 10 gg passati in reparto? poteva già essere compromesso prima della prima operazione? era possibile controllare durante la prima operazione (asportazione cistillea) se il duodeno aveva i tessuti compromessi? poteva la cistifellea in cancrena aver infettato il duodeno? potrebbero aver perforato involontariamente il duodeno durante l'operazione? ho provato varie volte a ricostruire mentalmente tutti i passaggi ma proprio non riesco a spiegarmi i motivi dell'ulcera perforante che poi ha causato la morte della mamma, tant'è che ho chiesto al chirurgo che l'ha seguita negli ultimi giorni: di cosa è morta la mamma, e mi è stato risposto che "tecnicamente" è morta di fistola al duodeno. Grazie

Risposta di:
Dr. Luigino Bellizzi
Specialista in Chirurgia generale
Risposta

Le sono vicino per la perdita di sua madre, purtroppo a volte le situazioni cliniche si complicano e può essere necessario ricorrere a più interventi chirurgici, sicuramente chi l'ha operata le potrà chiarire i suoi dubbi. Buona giornata

TAG: Anziani | Chirurgia generale
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