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21-06-2006

Terapia anticoagulante o cardioversione

Mia madre (ipertesa) è stata ricoverata in febbraio a causa di un edema polmonare acuto. L'ultimo referto ECG eseguito il 13/06/06 è il seguente: Aritmia da fibrillazione atriale permanente. Complessi ventricolari di basso voltaggio nelle derivazioni periferiche. L'ultimo referto Ecocardiografico eseguito il 22/02/06 è: Ventricolo sn con diametro telediastolico ai limiti superiori, cinesi globalmente ridotta (FE 40%). Aorta normale. Atrio sn dilatato. Cavità dx e pericardio normali. Insufficienza mitralica moderata. Viene curata fino ad oggi con Lasix, Dilatrend, Enapren, Lanoxin e Coumadin. Il Coumadin le impedisce l'assunzione di farmaci anti-infiammatori da lei usati per la cura di una coxartrosi grave deformante dx e un'artrosi dei fori intervertrebali (il che le causa strazianti dolori da qualche mese). Alcuni cardiologi che l'hanno visitata hanno prospettato un intervento di cardioversione (per eliminare la fibrillazione e, quindi, il Coumadin) a buon esito; altri hanno detto che si tratta di una pratica inefficace nel caso specifico, a causa della dilatazione atriale. Volevo quindi chiedere se è o meno indicata la cardioversione in casi come quello descritto e con che esiti esso viene presentato. In più, esistono farmaci alternativi al coumadin e di pari efficacia che consentano una simultanea assunzione di anti-infiammatori senza rischi di embolia ed emorragia? Grazie.
Redazione Paginemediche
Risposta di:
Redazione Paginemediche
Risposta
Dipende da quanto dura la fibrillazione, da quanto dilatato è l’atrio e se ha già avuto altri episodi di aritmia in passato.
TAG: Cuore | Malattie dell'apparato cardiovascolare
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