Educazione sessuale, fra tabù e scarsa informazione

educazione sessuale fra tabu e scarsa informazione
Scritto da:
Prof. Grazia Aloi
Specialista in Psicologia e Psicoterapia e Psicologia clinica

Il sesso resta ancora un tabù tra i più giovani. Intervista alla Prof.ssa Grazia Aloi, Specialista in Psicologia, Psicoterapia e Sessuologia.
 
Le malattie a trasmissione sessuale colpiscono sempre più i giovani sotto i 25 anni. Ciò indica la scarsa educazione sessuale dei giovani. Perché è così difficile affrontare l'argomento?

Due possono essere le possibili spiegazioni. La prima riguarda la difficoltà degli stessi giovani a "sapere", mentre la seconda proviene dalle difficoltà generali della società. I giovani hanno, oggi a maggior ragione rispetto ad altri tempi, molte difficoltà e credo che quella dell'ignoranza sia conseguenza della impossibilità (per più motivi) di assumere le responsabilità del proprio modo di vivere. In tempi di fruizione facile della conoscenza, l'impegno rispetto ad un "sapere", qualunque esso sia, risulta pesante perché non vi è la possibilità di sperimentare la "fatica" del vivere. Questo è un fatto in generale, visti i tempi di parziale decadimento culturale, economico e, di conseguenza, anche psicologico.

In particolare, l'ignoranza relativa alle pratiche sessuali a rischio assume anche il significato dell'onnipotenza rispetto, appunto, all'Impotenza verso gli aspetti comuni del vivere quotidiano. Nei giovani, l'aspetto della sfida è insito per natura, ed è bene che sia così, però perde la sua validità dell'oltrepassare il confine del limite soggettivo quando non si comprende non tanto il rischio immediato quanto le conseguenze permanenti o comunque molto serie.

Ecco, a mio parere è questo il punto: davanti ad una "impotenza" sociale che diventa soggettiva, la sfida perde il vero senso dell'andare oltre in termini evolutivi e diventa un pesante fatto di rischio soggettivo e sociale. La seconda spiegazione riguarda la difficoltà che la società ha oggi ad assumere la protezione dei giovani, in generale, che va dall'offerta di una tranquillità, al futuro, alla garanzia di una vita sicura, appunto "protetta", nei limiti del possibile.

Qual è la differenza di ruolo fra la scuola e la famiglia nel trasmettere l'educazione sessuale?

Si tratta di una differenza sostanziale non tanto nel metodo o nel contenuto quanto sulla "affettività" della questione: la scuola è un'agenzia formativa pedagogica per definizione ed è richiesta una adeguata preparazione scientifica su qualsiasi argomento; la famiglia ha il ruolo innato di trasmettere l'amore e la cura per se stessi (e per gli altri), a partire dalle cure parentali e dall'esempio genitoriale.

Quando si può iniziare a "spiegare il sesso" ai più piccoli?

Quando i piccoli hanno la "maturità" per capire il senso delle spiegazioni (nel senso di affidare loro una “verità” delle cose) e questo credo che valga per qualsiasi insegnamento. Il sesso, ossia la sessualità, è nell'ordine naturale delle cose e va visto come tale: un fatto della vita da conoscere e da scoprire possibilmente senza paura, se “protetti” dalla conoscenza serena e semplice.

Amici, internet, consultori... A chi deve rivolgersi l'adolescente che non riesce a trovare le informazioni necessarie sulla sessualità (contraccezione, curiosità, malattie...) né a scuola né in casa?

È un po' triste pensare che un adolescente non abbia un “luogo” dove trovarsi e trovare accoglienza. Ad ogni modo, gli amici hanno un ruolo insostituibile: il gruppo dei pari rappresenta una scuola d'eccellenza a patto che lasci spazio per le elaborazioni soggettive, cioè a patto che poi ogni adolescente non faccia totalmente propria l'esperienza raccolta dall'amico. Rivolgersi alle informazioni della rete è il peggior consiglio che si possa dare e non per la qualità delle informazioni, di cui non entro nel merito, ma per la “solitudine” della modalità. I consultori sì, va molto bene rivolgervisi in ogni caso.

Che consiglio si sente di dare ad un genitore che non ritiene importante trasmettere ai figli le informazioni in materia di sesso?

Di rivalutare la propria genitorialità, facendosi a sua volta aiutare a comprenderne i motivi. Ai nostri figli dobbiamo sempre e comunque un' “eredità” e questo vale anche per la conoscenza delle cose della vita.

09/07/2015
28/09/2012
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Prof. Grazia Aloi
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