È morta a soli 31 anni Kate Chilver, malata di Anoressia da quando aveva 12 anni. Ha convissuto con il suo male per ben 16 anni e, secondo i medici che l’hanno avuta in cura e che hanno tentato con ogni mezzo di salvarle la vita, il suo è stato il peggior caso di anoressia nervosa mai visto.

Ventinove chili di peso, un indice di massa corporea pari a 9 (il range normale è di almeno 20), tessuti dello Stomaco e intestino ormai necrotizzati e le arterie ostruite a causa dell’assenza di grasso intra-addominale. Il cuore di Kate era grande la metà di quello che avrebbe dovuto essere.

Una lunga lotta contro l’anoressia, quella di Kate, che ha iniziato a soffrire di anoressia a 12 anni e a 15 ha chiesto aiuto. Un travaglio infinito tra ospedali e centri specializzati che ha visto i medici impegnati nel disperato tentativo di nutrire Kate (anche con un sondino naso-gastrico) e di alleviare il suo disagio psichico con la psicoterapia.

Con Kate nulla è servito e i medici che l’hanno accompagnata per la sua breve vita hanno dichiarato di non aver mai visto un caso grave come il suo. Si calcola che una donna ogni 200 soffra di anoressia e questo disturbo non risparmia nemmeno gli uomini: l’anoressia maschile interessa un uomo su duemila.
Ma quali sono le origini dell’anoressia e come si può intervenire per aiutare chi ne soffre?

L’anoressia nervosa è un disturbo del comportamento alimentare che porta il paziente a rifiutare il cibo al punto da provocarsi il Vomito o a prendere lassativi pur di liberarsene. Il cibo diventa una vera e propria ossessione: i pasti vengono evitati o consumati con estrema lentezza, si presta un’attenzione ossessiva al contenuto degli alimenti e alle calorie, al peso e alla bilancia, se si consuma un pasto normale, o si è costretti a mangiare, ci si provoca il vomito per eliminarlo.

L’anoressia è caratterizzata da una significativa riduzione del peso corporeo e da una distorta percezione dell’immagine corporea e colpisce, in Italia, l’1% delle adolescenti (mentre il 15% presenta disturbi alimentari e comportamenti a rischio). Secondo gli esperti il 5% degli anoressici è destinato a morire per disturbi e complicanze legate alla malnutrizione.

L’anoressia, infatti, ha effetti devastanti sul piano fisico: ulcere intestinali, danni permanenti allo stomaco, disidratazione, serio danneggiamento di gengive e denti, danni cardiaci, epatici e renali, problemi al sistema nervoso, infertilità, osteoporosi, emorragie interne e blocco della crescita.

Nell’ultimo ventennio i disturbi del comportamento alimentare hanno subito una vera e propria impennata al punto che, secondo la American Psychiatric Association, rappresentano la prima causa di morte per malattia mentale nei Paesi occidentali. L’anoressia (come la bulimia) si presenta solitamente in giovani donne di età compresa tra i 15 e i 25 ed è causata da una condizione di profondo disagio psicologico ed emotivo.

La terapia, dunque, prevede un approccio multidisciplinare finalizzato a ristabilire un equilibrato rapporto con il cibo e a superare lo stress emotivo e il disagio psichico.