Apprendimento e memoria: il valore dello scarabocchio

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A chi di noi non sarà capitato, durante una lezione scolastica o una giornata di formazione, di scarabocchiare sul margine del foglio? Avremmo certamente interpretato questa attitudine allo scarabocchio come una carenza di attenzione o interesse nei confronti della lezione e invece uno studio britannico arriva a sconfessare questa idea e a conferire un inaspettato valore allo scarabocchio.

Linee, cerchi, triangoli e forme astratte non sarebbero, stando a quanto spiegano gli scienziati dell’Università di Nottingham, indice di disattenzione ma un ulteriore strumento di apprendimento per gli studenti. Gli studiosi, guidati da Shaaron Ainsworth, non hanno dubbi: gli scarabocchi che affollano le pagine dei quaderni degli studenti sarebbero tutti da interpretare e potrebbero rivelarsi utili per favorire l’apprendimento delle materie scientifiche.

Come a dire, se non puoi evitarli almeno trasformali in qualcosa di utile. Il concetto è ben espresso sulle pagine dell’ultimo numero dell’autorevole rivista internazionale Science: linee e grafici e diagrammi possono essere usati dagli insegnanti per far comprendere meglio alcuni concetti il cui insegnamento viene spesso delegato solo a numeri e parole.

Nello studio i ricercatori offrono cinque ragioni molto interessanti per le quali gli studenti dovrebbero essere incoraggiati dai propri insegnanti a scarabocchiare:

  • aumentare la motivazione: formule, numeri, schemi fissi possono trasformare le discipline scientifiche in materie davvero noiose da studiare, ma se agli studenti viene chiesto di disegnare ciò gli si sta insegnando certamente si susciterà il loro interesse e il loro impegno;
  • imparare a rappresentare i concetti scientifici in modo personale: gli studenti che vengono invitati a scarabocchiare possono affinare un modo del tutto unico e individuale di rappresentare i concetti e l’apprendimento ne può certamente giovare;
  • il ragionamento diventa creativo: un gran passo in avanti. Un concetto non viene solo razionalizzato e memorizzato ma diviene oggetto di lavoro creativo;
  • si favorisce l’apprendimento: scarabocchiare in maniera personale fa sì che lo studente sviluppi una propria strategia per organizzare e memorizzare più facilmente le nozioni da apprendere;
  • aumentano le chance di comunicazione: confrontare i propri scarabocchi con quelli dei compagni aumenta le possibilità di confronto e comunicazione tra studenti.

Non è la prima volta che la scienza riabilita lo scarabocchio. Qualche anno fa alcuni ricercatori del Medical Research Council dell’Università di Cambridge condussero un esperimento per far luce sul ruolo dello scarabocchio nel potenziamento della memoria e pubblicarono i risultati su Applied Cognitive Psychology.

Vennero arruolati quaranta volontari che per due minuti ascoltarono un messaggio preregistrato nel quale venivano elencati nomi di persone e luoghi. Ai partecipanti venne chiesto di scrivere, dopo l’ascolto, un promemoria per i colleghi riportando il maggior numero di informazioni possibili.

A metà dei volontari venne permesso di scarabocchiare mentre ascoltavano e all’altra metà no. Al termine dell’esperimento i ricercatori conclusero che le persone che avevano scarabocchiato mentre ascoltavano riuscivano a ricordare 7,5 nomi di persone o oggetti mentre chi non aveva scarabocchiato ne ricordava, in media, non più di 5,8.

Il punto di vista
Psicologia

Durante attività poco impegnative o piuttosto noiose, il livello di attivazione fisiologica si abbassa notevolmente. L'ipotesi che intende avvalorare uno di questi studi riguarda proprio il valore dello scarabocchio: un compito semplice come lo scarabocchiare può bastare per rimanere attenti, senza per questo interferire con la prestazione che si sta tenendo.

Lo scarabocchiare è un’attività che avviene in maniera inconsapevole, per questa ragione sostengo che possa anche essere comunicativa di uno stato d’animo o di un modo di essere. Dicendo questo penso all’importante funzione che possiede il disegno per i bambini, e che quale materiale prezioso rappresenti nell’espressione delle emozioni e nella comprensione del loro mondo.

Ritengo che, sia per il bambino che per l’adulto, nel momento in cui si disegna, senza nessuna pressione sulla prestazione da ottenere, si allenta il controllo lasciando che emergano liberamente contenuti dal proprio intimo.

Trovo molto interessanti i risultati di questi studi, anche in considerazione delle applicazioni che ne potrebbero derivare nel trattamento dei disturbi dell’apprendimento.

Io stessa ho spesso constatato, nel lavorare con questo tipo di disagio, quanto possa essere utile procurare allo studente un'attività manuale mentre affronta, ad esempio, un compito di memorizzazione, quasi come se lo scarabocchiare o il manipolare un oggetto fungesse da regolatore dello stato di attenzione.

18/05/2015
19/09/2011
TAG: Psicologia | Salute mentale