Terapia multisistemica in acqua per l'autismo

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Difficoltà a comunicare, costruzione di un muro che separa il proprio mondo interiore da quello esterno, incapacità di stabilire relazioni sociali: è l’autismo, un disturbo che colpisce in Italia circa centomila persone.

Numerose e varie sono le modalità con le quali si intervene sui soggetti affetti dalla sindrome autistica. Dalla Terapia cognitivo comportamentale a quella farmacologica, dalla Logopedia fino alle tecniche meno convenzionali che negli anni, però, hanno mostrato di essere efficaci.

Un esempio per tutti, la terapia multisistemica in acqua (TMA) ideata da Giovanni Ippolito, Giovanni Caputo e Paolo Maietta con la collaborazione di psicologi, tecnici di nuoto e formatori per tecnici di nuoto per disabili.

La TMA è offerta e sperimentata in centri specializzati a Foggia, Caserta e Napoli e ha dimostrato di essere efficace per favorire la comunicazione con bambini affetti dalla Sindrome autistica, ma anche con disturbo pervasivo dello sviluppo o disturbi della comunicazione. L’obiettivo della TMA non è quello di insegnare il nuoto e le sue tecniche, ma di utilizzare il nuoto come veicolo per raggiungere obiettivi terapeutici e favorire la socializzazione e l’integrazione sociale.

All’inizio, infatti, il bambino evita il contatto con gli altri e si allontana, ma una volta raggiunta l’indipendenza può instaurare una relazione intenzionale con il terapeuta e con gli altri bambini. Il merito di questo processo sta nell’acqua e nel senso di libertà che essa provoca nel bambino che esplora l’ambiente e interagisce con esso.

Ma come nasce l’idea della TMA? L’intuizione è nata osservando i progressi che i bambini autistici compiono grazie alla delfinoterapia, nella quale secondo gli ideatori della TMSA, il rapporto con l’elemento acqua sarebbe più determinante del rapporto con i delfini. Ma quali sono i benefici osservati sui bambini che hanno vissuto la TMA?

Gli psicologi concludono che la TMA favorisce l’apprendimento, lo sviluppo emozionale, cognitivo e comportamentale, allenta le barriere che impediscono al paziente di relazionarsi con l’altro e inoltre rafforza l’autostima grazie all’acquisizione di nuove capacità natatorie.

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Il punto di vista
Psicologia e Psicoterapia

Purtroppo il concetto di guarigione, inteso come annullamento del problema, non è applicabile a patologie come l’autismo, tuttavia ciò non vuol dire che non si possa fare nulla. Sviluppare al meglio l’intero potenziale di un soggetto rappresenta l’obiettivo principale da porsi in questi casi.

Con la TMA si creano i presupposti per far questo. L’utilizzo di tecniche standard consente di ottenere risultati sul piano comportamentale mentre la gestione, in e fuori dall’acqua da parte di operatori specializzati, permette l’attivazione e lo sviluppo progressivo di competenze emotive e relazionali che spesso rimangono nascoste.

Il risultato finale è un significativo miglioramento della qualità della vita del soggetto e della sua famiglia. Le piccole cose, che a noi possono sembrano banali ma che per questi bambini sono straordinarie, possono diventare ordinarie. Ed è questo il più grande successo, permettere ad ogni bambino non di avere il massimo, ma di raggiungere il suo massimo con impegno, disciplina ma anche un po’ di sano divertimento.

17/02/2017
23/05/2011
TAG: Neurologia | Bambini | Malattie neurologiche