Sta per calare il sipario sulla vicenda che ha visto la nota casa di produzione di giocattoli Mattel costretta a ritirare dal mercato, nelle scorse settimane, migliaia di pezzi prodotti in Cina a causa dell’inaccettabile livello di piombo.

Dagli accessori della linea Barbie ad alcuni giocattoli della linea Fisher Price, la Mattel è stata costretta a ritirare circa venti milioni di pezzi (migliaia dei quali anche in Italia) a causa delle elevate concentrazioni di piombo registrate nelle vernici usate sui giocattoli prodotti in Cina - su licenza della multinazionale statunitense - e della presenza di alcuni piccoli magneti che possono facilmente staccarsi dal prodotto ed essere ingeriti dai bambini. Dal canto suo, il governo di Pechino non ha accettato di assumersi l’intera responsabilità della vicenda che ha tenuto banco per settimane in tutto il mondo ed è passato al contrattacco: Li Changjiang, direttore generale dell’agenzia cinese preposta alla supervisione sulla sicurezza dei prodotti, ha accusato la Mattel spiegando che il problema è tutto nel design del prodotto, imputabile, dunque, interamente al produttore. In altre parole, il vizio sarebbe alla radice: le aziende produttrici cinesi si sarebbero limitate a realizzare il giocattolo seguendo alla lettera le indicazioni date dai designer della multinazionale statunitense e, pertanto, nulla sarebbe da imputare a loro.

L’Unione Europea ha chiesto al governo cinese di consegnare un dettagliato rapporto sui sistemi di produzione dei giocattoli e sugli standard di qualità, pena un embargo sui giocattoli made in China, mentre lo stesso Li Changjiang, ha dichiarato nei giorni scorsi che è in corso “l’unificazione degli standard di sicurezza per i giocattoli con quelli degli Stati Uniti d’America”.

Il caso Mattel sembra essere destinato a scoperchiare un Vaso di Pandora aprendo discussioni e controlli su tutti i prodotti made in China a livello internazionale. Per ora la vicenda si chiude con il suicidio di un dirigente di una delle aziende cinesi coinvolte nello scandalo, con l’iscrizione nel registro degli indagati di un manager della Mattel, da parte della Procura di Torino con l’IPOTESI di disastro colposo, con un calo nelle performance in Borsa del titolo Mattel e con le scuse formali offerte dal direttore esecutivo, Robert Eckert al Congresso Americano, “a nome della Mattel e dei suoi quasi 30.000 impiegati”.