Cellulari e smartphone: che uso ne facciamo e quanto soffriamo se vanno persi?

cellulari e smartphone che uso ne facciamo e quanto soffriamo se vanno persi
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99 persone su 100 tra i 18 e i 24 anni possiedono un telefono cellulare. Il dato non sorprende. In un’epoca completamente invasa da dispositivi tecnologici di ultima generazione sembra, anzi, strano che ci sia un giovane che non possiede un cellulare.

Ad indagare sulla diffusione dei telefoni cellulari tra i giovani è stata una ricercatrice dell’Università del Kansas, Esther Swilley, che ha voluto andare ancora più a fondo fino a chiedersi quanto questi dispositivi diventino parte integrante della nostra vita e quanto ci affezioniamo a loro proprio come facciamo con un animale domestico.

La risposta emersa dalla ricerca statunitense non lascia spazio a dubbi: perdere un telefono cellulare ha sull’essere umano un effetto del tutto simile a quello che si prova quando si smarrisce il proprio cagnolino. Per i teenager (ma forse non solo per loro) il cellulare rappresenta una vera e propria estensione della loro esistenza, il forziere che conserva numeri di telefono, messaggi, note personali, agenda, foto e video e li tiene sempre connessi al mondo virtuale.

Un mondo al quale ormai viene delegata gran parte della propria vita sociale ma che è al tempo stesso privato e personale. Ma quali sono le funzionalità del telefono cellulare alle quali i giovani non riescono a rinunciare facilmente?

La ricercatrice spiega che più che per essere connessi o per comunicare, gli smartphone vengono usati per ascoltare musica, scaricare file, giocare: le applicazioni dei giochi, infatti, rappresentano un’imponente fetta dei download. Stabilire un record o superare un livello regala una tale gratificazione, spesso condivisa con gli amici, da giustificare, spiega la Swilley, il senso di perdita quando si smarrisce il telefono.

Ma questi dispositivi possono essere anche utili per le mamme moderne, divise tra un necessaria capacità di essere multitasking e il desiderio di semplificarsi la vita. Uno studio recente ha scoperto che 6 mamme su 10 hanno uno smartphone e il 62% si collega ad Internet in mobilità contro il 22% di solo due anni fa.

E non crediate che queste informazioni sanitarie.

Il punto di vista
Psicologia

Si potrebbero fare davvero molte osservazioni sul ruolo del cellulare nella nostra vita, elencando i tanti vantaggi e i tanti rischi legati all’abuso e alla possibilità di incorrere in una vera dipendenza comportamentale.

Mi riferisco a una sindrome osservata dai risultati di varie ricerche (che giungono soprattutto dai paesi orientali e dagli Stati Uniti) in cui, in particolare gli individui in età evolutiva, creano un legame patologico con l’oggetto, reso sostituto di tutte le relazioni sociali e sperimentano un profondo disagio in caso di indisponibità del mezzo (una vera e propria crisi di astinenza) che interferisce con le normali attività quotidiane.

Un aspetto che ha stimolato la mia riflessione riguarda la funzione del cellulare di accorciare le distanze. La peculiarità dell’oggetto è, a mio avviso, la sua perenne reperibilità, piuttosto che la sua mobilità: si è raggiungibili sempre e comunque!

Il cellulare annulla le distanze spazio-temporali e le trasforma in contatto e vicinanza come un regolatore emotivo della separazione. Vivere un tempo e uno spazio, invece, in cui si sperimentano la separazione, o l’attesa, è un’esperienza che, dal punto di vista psicologico, è molto importante per la maturazione, ed è necessaria per imparare a gestire le emozioni spiacevoli e le tensioni, ed elaborarle in maniera adeguata.

Il cellulare diventa sempre più rispondente ai nostri bisogni e desideri e direi, un po’ polemicamente, possiamo farlo diventare una sorta di protesi inglobata nel nostro corpo: memoria fotografica, audio, video e patrimonio dei contatti sociali… perderlo può essere decisamente doloroso!

18/05/2015
04/08/2011
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