Elaborazione della perdita: da dove parte la ricostruzione della normalità

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Ricostruire ciò che è andato perduto.

E non solo concretamente, pietra su pietra. Ma anche nella propria testa.

Rielaborare il ricordo, il trauma, viverlo e metterlo lì, al suo posto. Per pensare a riprendere a vivere. Nonostante tutto, nonostante le macerie e i lutti.

Nei disegni dei bambini abruzzesi si legge il disastro ma anche la voglia di normalità.

E gli psicologi, accorsi a frotte da ogni parte d’Italia per dare sostegno, concordano nel sottolineare che i bambini sono più capaci di adattarsi ai cambiamenti e che una volta elaborato l’accaduto vivono le nuove situazioni con grande spirito di adattamento e tanta voglia di ritrovare una nuova rassicurante routine.

 

Nei campi tende decine di clown provano a strappare un sorriso ai piccoli o a regalare abbracci.

Sono i medici della Federazione clown-dottori che, come ha spiegato il vicepresidente della Federazione Nazionale dei clown-dottori, Mario Tallarico, si pongono l’obiettivo di trasformare la paura dei bambini in emozione ed energia positiva, così da non cadere nella trappola del panico attraverso l’elaborazione del lutto della perdita della normalità.

Ma non sono solo i più piccoli ad aver bisogno di un aiuto psicologico per affrontare lo Stress post-traumatico. 

Ne hanno necessità anche gli adulti chiamati a riconoscere i volti di chi è rimasto sotto le macerie, gli anziani che hanno perso anche i denti, e finanche gli operatori sociali e i tantissimi volontari che per giorni hanno scavato sotto le macerie alla ricerca di sopravvissuti o di corpi senza vita.

Le persone sono state colte nel sonno, il momento di massima rilassatezza dell’Organismo e del cervello e in un secondo hanno perduto punti di riferimento, case e persone e finanche l’ospedale.

 

Attacchi di panico, stress da calamità, ansia, fobie di vario genere: sono questi i disturbi legati a un evento di questo tipo; mentre nei bambini possono verificarsi, oltre ad Ansia e paura improvvisa, fasi di regressione dello sviluppo, come mettersi il dito in bocca, volere il ciuccio, fare la pipì a letto o non riuscire ad addormentarsi.

E un appello viene lanciato dal Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi ai media che da giorni ricercano una foto, un’immagine di disastri e persone traumatizzate: "usare la massima cautela nella diffusione di foto e video delle scene dei disastri, perchè tali immagini possono contribuire a causare ulteriori traumi".

La fotografia o il video di un disastro, infatti, soprattutto se riprende dei bambini, spaventa moltissimo i coetanei e i piccoli che si trovano davanti alla tv nelle loro case.

Il punto di vista
Psicologia e Psicoterapia Psicologia clinica

Il lavoro di chi, medico o psicologo, aiuta in questi casi a ristabilire un equilibrio per poter andare avanti nelle persone che hanno subito una tragedia simile, a mio avviso, è importantissimo e grande.

Voglio sottolineare che i disturbi sopra elencati nemmeno si potrebbero definire sintomi di problematiche psicologiche poiché seguono a traumi reali che vanno elaborati con tempo e tecnica.

Il terremoto (come altri disastri naturali) agisce su aspetti profondi e importanti delle persone. Anzitutto è improvviso. Non prevedibile e affrontabile in questo senso. Secondo poi, distrugge ciò che, oltre ad essere un bene economico, ha per noi un significato fondamentale: la casa. La casa è per tutti noi un rifugio, un luogo sicuro, una tana. Un luogo da dove partire e dove tornare.

Il terremoto distrugge tutto questo. Le persone si ritrovano sotto l’attacco di qualcosa che non possono gestire (poiché la natura quando si ribella è assolutamente sovrastante) e senza un rifugio sicuro, senza punti di riferimento. Non ultimo, spesso il terremoto purtroppo danneggia di più gli strati sociali più deboli e meno quelli più forti. Poiché le case costruite peggio sono di persone meno ricche, poiché i ricchi spesso hanno più abitazioni, etc. etc.

Vanno aiutati quindi gli adulti e vanno aiutati i bambini, e vanno aiutati gli adulti per aiutare i bambini. Non solo materialmente nella ricostruzione, ma anche in una ricostruzione di una “casa” sicura interiore e profonda.
C’è da dire che su questo gli Italiani sono un popolo tanto individualista nella normalità quanto “comunitario” nella tragedia. Capaci di sostegno ed aiuto sincero e forte. Capaci di grandi generosità ed impegno. Buon lavoro e tanta stima.

29/05/2015
29/04/2009
TAG: Psicologia | Salute mentale