Milioni di donne alle prese con l'incontinenza urinaria

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La chiamano malattia silenziosa perché nella gran parte dei casi chi ne soffre, soprattutto le donne, non ne parla con nessuno per pudore, timidezza, vergogna. È l’incontinenza urinaria, un disturbo piuttosto comune che, secondo le stime, colpisce tre milioni di italiani, due dei quali di sesso femminile.

Molto spesso si inizia a soffrire di Incontinenza urinaria durante la gravidanza o dopo il parto (si calcola che un terzo delle donne incinte soffra di incontinenza urinaria) e ciò perché il peso del pancione o lo sforzo per il travaglio possono compromettere l’elasticità e la tenuta dei muscoli pelvici.

In altri casi, responsabili dell’incontinenza sono menopausa, costipazione, infezioni urinarie o vaginali, debolezza muscolare, effetti collaterali di alcuni farmaci o di interventi chirurgici, malattie nervose o muscolari.

Si tratta di un disturbo che può presentarsi a tutte le età e in certi casi può anche scomparire o essere curato. Il primo passo verso la guarigione è quello di parlare del problema con il proprio medico o con uno specialista, lasciando da parte timidezza e vergogna.

Non si è costrette a convivere con l’incontinenza urinaria e la qualità della vita può essere seriamente compromessa da questo disturbo: l’imbarazzo e il disagio impediscono il sereno svolgimento di attività quotidiane (ridere o tossire, prendere dei pesi, fare un qualsiasi sforzo, avere rapporti sociali o professionali).

La diagnosi di incontinenza può aiutare a classificare le varie tipologie di disturbo: incontinenza da sforzo, incontinenza da urgenza, incontinenza mista e incontinenza da rigurgito, ogni tipo di incontinenza ha una sua causa e un suo trattamento.

Curare l’incontinenza urinaria

Curare l’incontinenza urinaria si può nella maggior parte dei casi. Può essere efficace una rieducazione del pavimento pelvico (una scelta proposta, ad esempio, alle donne incinte o nella fase post Parto), oppure una Terapia chirurgica (consigliata generalmente a chi soffre di incontinenza da sforzo) chiamata TVT che offre un tasso di successo superiore al 90% e prevede un intervento eseguito in anestesia locale della durata di circa trenta minuti.

Anche la terapia farmacologica può essere una opzione possibile, soprattutto per le donne che hanno sviluppato l’incontinenza dopo la menopausa: la terapia è a base di ormoni antispasmodici e parasimpaticolitici.

Il punto di vista
Ginecologia e ostetricia

L’Uroginecologia è quella branca della Ginecologia che si occupa specificamente dei disturbi della incontinenza urinaria e del pavimento pelvico femminile.

Alla base di una cura efficace c’è sempre una diagnosi accurata: l’uroginecologo possiede gli strumenti clinici e tecnologici per individuare le caratteristiche del disturbo minzionale che affligge la donna e per offrirle il trattamento appropriato.

La maggior parte delle volte la diagnosi viene posta attraverso l’ascolto attento di quanto riferisce la paziente e sulla base di un semplice esame clinico.

Qualche volta sono necessarie indagini strumentali complesse come l’esame urodinamico invasivo.

Al termine del percorso diagnostico c’è la cura che potrà essere comportamentale, riabilitativa, farmacologica o chirurgica mini-invasiva. Quest'ultima ha raggiunto tassi di guarigione superiori al 90% nei casi di incontinenza urinaria da sforzo.

Curare l’incontinenza urinaria è quasi sempre possibile e ciò consente un significativo miglioramento della qualità della vita della donna che ne soffre.

05/06/2017
11/10/2010
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