Tumori, malattie cardiovascolari, incidenti: oggi sono questi i big killer a livello globale, ma nel 2050 il principale responsabile dei decessi nel mondo sarà l’aria inquinata. Lo rivela l’ultimo rapporto dell’Ocse nel quale si legge che i morti a causa dell’inquinamento passeranno da 1 a 3,6 milioni all’anno, superando quelli causati dall’inquinamento dell’acqua e dalla mancanza di servizi igienici.

I Paesi più vulnerabili sono soprattutto in Asia, dove in alcune città le concentrazioni di pm10 arrivano a toccare anche punte di 70 microgrammi per metro cubo, contro i 20 considerati il limite massimo. Ma anche i Paesi occidentali non possono dirsi al sicuro, soprattutto perché la popolazione invecchia sempre di più e gli anziani sono particolarmente sensibili all’ozono. È proprio l’ozono uno dei fattori che maggiormente preoccupano gli esperti: secondo le stime dell’Ocse le vittime legate all’ozono passeranno da 385mila a 800mila l’anno.

E ancora, livelli di ossidi di zolfo e azoto sembra potranno aumentare del 90% e del 50%, le emissioni serra del 50% e il consumo d’acqua del 40%. Insomma, spiegano gli esperti, un concentrato di elementi negativi che accende la miccia di una bomba ad orologeria e che va neutralizzato con una strategia di intervento comune. Uno studio britannico conferma che l’inquinamento prodotto dai gas di scarico di auto e aerei uccide più degli incidenti: nel 2010 circa settemila persone sarebbero morte a causa dell’inquinamento stradale o aereo e 1850 sono state le vittime degli incidenti stradali; inoltre ogni anno si verificano cinquemila morti premature legate all’inquinamento derivante dalle automobili e duemila per i gas di scarico degli aerei.

E proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di combattere l’inquinamento e di prendersi cura dei propri polmoni è nato il progetto 'Breathing Himalaya - impariamo a respirare'. Ne sono promotori  l'Associazione Comitato Ev-K2-CNR e Interactivecom e il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.

L’obiettivo è quello di raccontare attraverso le immagini i risultati delle ricerche scientifiche del Cnr sulle malattie respiratorie nei villaggi della Valle del Khumbu, alle falde dell’Himalaya, dove anche tra la popolazione Sherpa si registra un’elevata Incidenza di bronchite cronica.

E ciò non a causa dell’inquinamento stradale, ma a causa dei bracieri alimentati da sterco secco di yak che bruciano tutto il giorno e tutta la notte all’interno delle case per combattere il freddo. La fuliggine prodotta dalla bruciatura contiene particelle di micron talmente piccole che riescono a penetrare nei polmoni e a danneggiarli.