Morire di zolfo sul posto di lavoro

morire di zolfo sul posto di lavoro

Morire di zolfo sul posto di lavoro. Quella avvenuta a Molfetta giorni fa è solo l’ultima strage sul lavoro che ha colpito il nostro Paese e la società civile. Questa volta il colpevole è stato lo zolfo che ha ucciso cinque persone che si trovavano in un’autocisterna nella zona industriale della cittadina pugliese. Quattro lavoratori sono morti immediatamente, mentre un altro operaio è deceduto il giorno successivo in ospedale a causa di complicanze. Le vittime sono Vincenzo Altomare di 63 anni, titolare della ditta di autolavaggio, Guglielmo Mangano di 43 anni, Luigi Farinosa di 36 anni, Biagio Sciancalepore di 22 anni e Michele Tasca di 20 anni.

L’incidente è avvenuto presso l’azienda Truck Center, specializzata in lavaggio di autocisterne; le vittime si trovavano all’intero di una cisterna destinata al trasporto di zolfo in polvere, generalmente utilizzato in agricoltura, ed è stata proprio l’esalazione dello zolfo la causa della morte.

Concitata e rapida la dinamica dell’incidente: Guglielmo Mangano si trovava all’interno dell’autocisterna quando ha avuto un malore ed è stato soccorso da Altomare, titolare della ditta di autolavaggio; quando anche lui ha perso conoscenza sono intervenuti altri due operai e il dipendente di un’altra azienda della zona. Per i cinque non c’è stato nulla da fare: uccisi in pochi minuti dalle esalazioni di zolfo o da qualche altro gas tossico.

Diverse le IPOTESI al vaglio degli investigatori. È probabile che il responsabile dei decessi potrebbe essere lo zolfo, ma solo se esso è entrato in contatto con qualche sostanza utilizzata per la pulizia dell’autocisterna che può aver sprigionato gas altamente tossici che hanno saturato l’ambiente, facendo perdere immediatamente conoscenza agli operai e impedendogli di raggiungere l’uscita della cisterna. In altre parole, non è lo zolfo ad essere un killer, ma una miscela letale di zolfo e candeggina o di un altro detergente utilizzato in quel momento per lavare l’autocisterna.

Gli esperti sono al lavoro ma sono concordi nel ritenere che lo zolfo da solo non basti per uccidere. Il problema è quando si formano dei vapori di zolfo di anidride solforosa o idrogeno solforato: un mix tossico che blocca l’Emoglobina e impedisce al Sangue di ossigenarsi; in questo modo non si riesce più a respirare e si perde conoscenza. L’unico modo per salvarsi è essere rianimati immediatamente con dell’ossigeno, ma ciò non è stato possibile a Molfetta.

Quel che è certo è che l’incidente avvenuto in Puglia riaccende il dibattito sulla sicurezza sul lavoro: Franco Sarto, vicepresidente dell’Associazione Nazionale dei Medici del Lavoro Pubblici, sottolinea che gli operai avrebbero dovuto entrare nell’autocisterna protetti dietro gli scafandri dotati di autorespiratori collegati all’esterno con dei tubi e che permettono di respirare ossigeno  e non zolfo killer.

Il punto di vista
Anestesia e rianimazione

Ritengo che gli operatori specializzati della ditta, coscienti dei pericoli che correvano, non sarebbero mai entrati non protetti all’interno dell’ambiente contaminato, a meno di circostanze di drammatica emergenza.

24/11/2015
19/03/2008
TAG: Medicina del lavoro | Salute sul lavoro