Nutrizione ospedaliera: più attenzione al paziente

nutrizione ospedaliera piu attenzione al paziente

Il cibo dell’ospedale? Notoriamente insipido, freddo e spesso servito in orari inadeguati. Eppure l’alimentazione e la dieta sono parte integrante della Terapia e svolgono un ruolo importante nel processo di guarigione o di riabilitazione.

Per questo il Ministero della Salute ha emanato, nel dicembre scorso, un documento ufficiale che sintetizza le 'Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione ospedaliera e assistenziale' e che è entrato ufficialmente in vigore alla fine di marzo.

Linee guida: Nutrizione ospedaliera

Le Linee Guida sono state redatte da un pool di esperti che sono partiti dall’assunto che la scarsa qualità della ristorazione ospedaliera viene spesso sottovalutata o, peggio, data per scontata, mentre invece la malnutrizione può compromettere gravemente le condizioni di salute dei pazienti, soprattutto di quelli già fortemente debilitati o di quelli più a rischio come i pazienti di terapia intensiva o che soffrono di particolari disturbi.

Qualche esempio? Stefano Paolucci, responsabile dell'unità operativa di neuroriabilitazione dell’Irccs Santa Lucia di Roma, tra gli esperti che hanno stilato il documento, spiega che ai pazienti che soffrono di disfagia, una condizione che impedisce di deglutire correttamente, non dovrebbero essere servite le classiche pastine in brodo perché “potrebbero passare nelle vie aree e provocare perfino broncopolmonite”.

Ma nella pratica quotidiana che cosa cambierà per i pazienti dopo l’entrata in vigore delle nuove Linee Guida? Al momento dell’entrata in ospedale, su pazienti lungodegenti (che rimarranno in ospedale per più di cinque giorni) verrà fatta una valutazione complessiva per evidenziare eventuali carenze nutrizionali o esigenze particolari, questo controllo verrò ripetuto a distanza di sette giorni e fino al momento delle dimissioni.

In base ad un prontuario dietetico opportunamente predisposto, il medico potrà stilare un menu adatto al paziente e alle sue condizioni di salute e soprattutto dovrà assicurarsi che il paziente mangi davvero il pasto che gli viene servito. Ma le novità non finiscono qui.

Le Linee Guida chiedono anche che, laddove sia possibile, vengano predisposti spazi comuni affinché i pazienti possano mangiare in compagnia e che venga prevista la possibilità di sostituire una pietanza sgradita al paziente con un’altra, proprio per soddisfare le esigenze nutrizionali del paziente e per non privarlo di importanti principi nutritivi solo perché non è prevista un’alternativa a una ricetta non gradita.

Nel documento è richiesto anche un cambiamento sul fronte degli orari: servire la cena alle cinque del pomeriggio, ad esempio, può rappresentare un ostacolo a una corretta Alimentazione perché il paziente potrebbe non avere fame a quell’ora.

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Il punto di vista
Dietistica

Finalmente si è giunti a delle conclusioni che, per chi lavorava in ambito ospedaliero, erano risapute e scontate. L’alimentazione è importante nella salute del paziente.

Un pranzo ben preparato, oppure una cena in compagnia, sicuramente migliorano lo stato d’animo e ci stimolano a mangiare. Si è visto come, anche in pazienti senza problemi alimentari o patologie che comportano una malnutrizione, una lunga degenza in ospedale porti ad una riduzione del peso corporeo, nonostante essi stiano gran parte del loro tempo allettati e quindi abbiano un minore dispendio energetico.

I vitti ospedalieri, infatti, sono spesso monotoni ed in contrasto con le normali abitudini alimentari dei pazienti, i quali, spesso, preferiscono saltare il pasto o limitarsi ad assaggiare solo parte delle pietanze. Fortunatamente molti ospedali sono corsi ai ripari già da tempo, cercando di variare il più possibile gli alimenti proposti e somministrando questionari ai pazienti sulla qualità del vitto e su possibili proposte e consigli.

Bisogna, infatti, tener conto che, se un paziente è malnutrito, aumenterà la sua degenza ospedaliera e quindi i costi per la nostra sanità, viceversa se si alimenta correttamente, risponderà meglio alle terapie e potrà essere dimesso prima. In conclusione la compliance alla dieta ospedaliera da parte del paziente è fondamentale sia per migliorare il suo stato di salute sia per l’economia della sanità italiana.

12/02/2016
03/05/2011
TAG: Scienza dell'alimentazione | Nutrizione