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Perché capitano tutte a me? Come sconfiggere la sindrome di Calimero

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Proprio quest’anno Calimero compie 50 anni. Il pulcino 'piccolo e nero' non è solo il protagonista del Carosello che tanto amavano i bambini degli anni Sessanta, ma anche il simbolo di una speciale forma di vittimismo che a volte può assumere i contorni di una vera e propria sindrome.

Il destino, le circostanze, gli altri, la vita: chi soffre della Sindrome di Calimero sviluppa una tendenza radicata e persistente a credere che qualsiasi cosa gli sia avversa e che alla fine capitano tutte a lui.

È accaduto a tutti almeno una volta nella vita di sentirsi affranti e colpiti, indifesi nei confronti della vita, magari in un momento in cui sembra davvero che la sventura abbia scelto di accanirsi su di noi. Ma questa sensazione di fragilità è comunque passeggera e lascia presto il posto ad un rinnovato coraggio e ad una vigorosa energia che viene canalizzata nella ricostruzione.

In chi è colpito dalla Sindrome di Calimero, invece, il vittimismo diventa parte integrante della propria personalità, Influenza i rapporti affettivi e umani, caratterizza in modo immaturo e infantile la capacità di affrontare la vita e le difficoltà. Si tratta di un atteggiamento patologico, ereditato probabilmente nella famiglia d’origine oppure a seguito di una violenza fisica o psicologica vissuta nell’infanzia.

Una Sindrome che gli esperti inseriscono tra i disturbi narcisistici della personalità e che, secondo un sondaggio condotto qualche anno fa, colpisce il 66% degli italiani.

Un celebre detto recita che “il pianto rende” e in effetti chi è affetto da vittimismo patologico riesce spesso ad ottenere approvazione, affetto, comprensione facendo leva sul senso di colpa.

E se di fronte a sé ha una persona che vive con facilità il senso di colpa, chi ha la Sindrome di Calimero può trasformarsi da vittima in carnefice, manipolando e dominando il partner, anche per lungo tempo.

Come si può sconfiggere la Sindrome di Calimero? Innanzitutto ammettendo con se stessi che si ha una spiccata propensione al vittimismo, poi imponendosi di vedere le cose da un altro punto di vista e sforzandosi di reagire alle situazioni in modo adulto e maturo.

Può essere utile anche impedire a se stessi di fare l’elenco delle proprie presunte sventure a tutti gli amici e conoscenti, così come allenarsi alla gratitudine: non può essere tutto terribile e negativo, sforzarsi di focalizzarsi sulle cose positive della vita è un ottimo modo per allenarsi ad 'essere grati'.

Il punto di vista
Psicologia e Psicoterapia Psicologia clinica

Il vittimismo io lo inserirei di più in una tendenza alla depressione con tratti paranoidei. Una posizione esistenziale in cui gli altri, il fato, il mondo ce l’ha con noi e non c’è nulla da fare con questo.

Il risultato è uno stato d’animo perennemente depresso in cui non si vede il potere che si ha nel modificare lo stato delle cose. Questo stile nell’affrontare la vita certo può essere indubbiamente appreso, ma non è imprescindibile.

Si può lavorare, con un buon percorso di psicoterapia, per conoscerne le radici e per acquisire strumenti diversi di problem solving.

06/06/2015
20/05/2013
TAG: Psicologia | Salute mentale