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Dolore e chirurgia

Dolore postoperatorio

Il Dolore che compare dopo un intervento chirurgico è un importante fattore di inabilità per il paziente in quanto limita e riduce la capacità al movimento spontaneo, alla tosse, a fare respiri profondi, soprattutto quando l'intervento chirurgico è localizzato a livello dell'addome.

Questi sono meccanismi fisiologici che servono a prevenire l'insorgenza di complicanze soprattutto a livello dell'apparato respiratorio. Inoltre la risposta dell'organismo al dolore, che è caratterizzata da un insieme di alterazioni a livello del sistema endocrino e metabolico ampiamente studiate e documentate, insieme allo stato di ansia che si accompagna costantemente ad una percezione dolorosa, può rallentare la capacità di recupero, favorire l'insorgenza di complicanze postoperatorie ed allungare il periodo di degenza.

È pertanto molto importante che il suo dolore sia controllato in modo efficace ed adeguato alla sua situazione, sì da limitare al massimo i problemi che potrebbero insorgere dopo un intervento chirurgico. Oggi ci sono a disposizione numerose metodiche per il trattamento del dolore acuto postoperatorio, sicure ed efficaci, ed il ricorso a queste tecniche dipende dalla natura e dall'intensità del dolore prodotto dall'intervento chirurgico.

Attualmente, ci sono tre livelli di terapia del dolore:

I LIVELLO

  • paracetamolo e FANS (sigla di farmaci antinfiammatori non steroidei) ad orari fissi, con o senza oppiacei;
  • infusione continua di FANS e/o oppiacei deboli;
  • infusione continua e/o PCA (sigla di Patient Controlled Analgesia) perineurale con anestetici locali.

II LIVELLO

  • PCA e.v. senza Infusione continua basale (bolo morfina > 1 mg, intervallo tra boli 5-7 min);
  • analgesia peridurale continua, con boli intermittenti o in infusione continua o come PCEA (sigla di Patient Controlle Peridural Analgesia), con oppiacei e/o anestetici locali;
  • dose unica di morfina per via subaracnoidea

III LIVELLO

  • Infusione continua endovenosa di oppiacei ad alte dosi e/o in pazienti a rischio (pazienti di età > 70 anni, ASA > III);
  • PCA con infusione continua basale;
  • infusione spinale continua (perdurale o subaracnoidea) di oppiacei ad alte dosi.

Il suo Anestesista la informerà sulle modalità del controllo del dolore postoperatorio in base al tipo di chirurgia al quale sarà sottoposto ed al tipo di anestesia che le sarà praticato. In questa sezione sono trattate e spiegate le metodiche che fanno riferimento al II livello di terapia del dolore che sono quelle più correntemente utilizzate e quelle che hanno dimostrato una reale efficacia clinica, con bassissima incidenza di complicanze, nel trattamento del dolore postoperatorio.

Analgesia peridurale o epidurale

L'analgesia peridurale è uno dei metodi più efficaci per il controllo del dolore postoperatorio, soprattutto nella chirurgia delle estremità (arti inferiori), nella chirurgia addominale, toracica, urologica maggiore e nella chirurgia pelvica. La disponibilità di apparecchiature computerizzate permette la somministrazione, in totale sicurezza, di farmaci analgesici potenti e a piccoli dosaggi, in associazione o meno ad anestetici locali a bassissima concentrazione.

Vantaggi
L'analgesia peridurale è una delle metodiche più efficaci per il trattamento del dolore postoperatorio soprattutto nella chirurgia addominale, toracica ed ortopedica degli arti inferiori. Questo tipo di analgesia induce meno sonnolenza ed effetti collaterali (nausea, vomito) dei farmaci analgesici somministrati per via endovenosa. Inoltre questa tecnica permette la somministrazione dei farmaci analgesici da parte dello stesso paziente con la tecnica chiamata PCEA (acronimo di Patient Controlled Epidural Analgesia). Chieda informazioni al suo anestesista, le darà tutte le spiegazioni a riguardo.

Quando è usata
L'analgesia peridurale può essere usata per tutta la chirurgia che interessa il nostro corpo in una zona che va da una linea che passa circa pochi centimetri sopra i capezzoli fino alla punta dei vostri piedi.

Con l'analgesia peridurale:

  • lei sarà controllato a cadenze determinate dal personale infermieristico,
  • non dovrà assolutamente scendere dal letto senza la presenza di un infermiere,
  • potrebbe avvertire nausea, prurito, difficoltà ad urinare,
  • potrebbe accusare lieve debolezza o formicolio in una delle sue gambe,
  • potrebbe accusare sonnolenza.

Se questi eventi si dovessero presentare in corso di analgesia peridurale, li segnali immediatamente al personale in quanto possono essere trattati efficacemente e rapidamente senza dover rinunciare ai benefici di una analgesia peridurale. Non in tutti i pazienti è possibile praticare questo tipo di analgesia. Chieda informazioni a riguardo al suo anestesista. La guiderà ad una scelta appropriata al suo caso.

Analgesia endovenosa controllata dal paziente

L'analgesia endovenosa controllata dal paziente - chiamata anche PCA (acronimo di Patient Controlled Analgesia) - è una metodica che si avvale, come per la analgesia peridurale, di sofisticate apparecchiature computerizzate in grado di somministrare precise quantità di farmaci analgesici per via endovenosa in funzione delle esigenze del paziente.

L'anestesista si prenderà cura di preparare per lei la pompa per PCA stabilendo il dosaggio del farmaco, il minimo intervallo fra le dosi e la dose massima permessa in un determinato intervallo di tempo. Tutte queste impostazioni saranno programmate dal suo anestesista in base ad alcuni parametri quali il sesso, l'età, il peso ed anche il tipo di intervento chirurgico a cui è stato sottoposto. La pompa sarà impostata in modo tale che lei possa premere un pulsante che avrà vicino al suo letto ed autosomministrarsi una precisa e calibrata quantità di analgesico (comunemente si utilizza il più potente analgesico che è attualmente a disposizione, la Morfina).

Dopo la autosomministrazione, la pompa rimarrà inattiva, quindi incapace di produrre una ulteriore somministrazione in caso lei prema ancora una volta o prema ripetutamente, salvo non sia trascorso un intervallo di tempo stabilito dal suo anestesista e memorizzato nella pompa.

Per esempio, la sua pompa è stata tarata dal suo anestesista per somministrare una dose di analgesico ogni 10 minuti. Questo significa che lei può autosomministrarsi 6 dosi in 1 ora. Nel caso lei prema il pulsante più spesso, lei riceverà comunque 6 dosi in 1 ora. Inoltre il suo anestesista stabilirà anche un dosaggio massimo raggiungibile in un intervallo di tempo maggiore, in genere di 4 ore. Se questo dosaggio massimo in 4 ore fosse superato, la pompa si bloccherà completamente per un tempo stabilito. Come vede è un sistema molto efficace ma, soprattutto molto sicuro. Non esiti a chiedere informazioni ulteriori al suo anestesista.

16/03/2015
24/04/2013
TAG: Chirurgia generale