Organi trapiantabili

Sono molti gli organi che si possono donare: reni, fegato, pancreas, cuore, polmoni, ma anche cornee, placenta, midollo osseo. Organi che dopo la morte possono essere usati per aiutare a salvare altre vite.

Rene

Sicuramente il trattamento preferito per la maggior parte delle cause di insufficienza renale cronica la cui applicazione è limitata solo dalla scarsa disponibilità di organi.

Proprio gli ottimi risultati ottenuti hanno portato all'aumento del numero dei pazienti in lista d'attesa, creando così una grande discrepanza tra il numero dei pazienti che necessiterebbero di un Trapianto ed il numero dei trapianti eseguiti.

Il trapianto di rene da donatore cadavere è l'evento più frequente in Italia; di solito si tende ad identificare il trapianto con l'atto chirurgico che lo realizza, ma la sostituzione biologica della funzione renale costituisce un processo molto più complesso ed articolato.

Cuore

I primi successi clinici si sono registrati nel 1967 (C. Barnard), tuttavia la mancanza di specifici e potenti agenti immunosoppressivi e di adeguate procedure diagnostiche per il rigetto preclusero la possibilità di una sopravvivenza a lungo termine. Per questo motivo, l'inizio effettivo dell'attività di trapianto di cuore su larga scala è da ricondursi al 1980, quando fu introdotta la Ciclosporina che portò la sopravvivenza ad un anno a valori superiori all'80%.

Polmone

Negli ultimi 15 anni il trapianto di polmone è diventato il trattamento preferito per la soluzione di varie patologie a carico dell'apparato respiratorio. L'enfisema, cioè la dilatazione permanente (e incurabile) degli alveoli polmonari e dei bronchioli, che comporta perdita di elasticità ed aumento del volume aereo del polmone, costituisce la prima causa di trapianto polmonare.

I progressi della selezione donatore-ricevente, delle tecniche operatorie, del trattamento post-operatorio hanno migliorato di molto la sopravvivenza post-trapianto. I criteri per decidere se effettuare un trapianto di polmone o un trapianto di cuore-polmone continuano ad essere in fase di definizione.

Fegato

Dall'epoca del primo trapianto (1963) oltre 80.000 pazienti nel mondo hanno beneficiato del trapianto di fegato. Il fegato può essere irreversibilmente danneggiato da malattie acute e croniche.

Attualmente il trapianto costituisce la terapia di scelta per pazienti con insufficienza epatica in fase terminale. I miglioramenti nella sopravvivenza a lungo termine, delle tecniche chirurgiche, del trattamento immunosoppressivo e la definizione delle indicazioni hanno aumentato il numero dei candidati al trapianto, che vengono inseriti in lista d'attesa in fasi sempre più precoci della malattia.

Intestino

Può diventare indispensabile per i malati in cui l'organo, per diversi motivi, non funziona. Si può trattare di persone che non hanno l'intestino per un problema congenito, cioè presente alla nascita, o in seguito ad interventi che ne hanno resa necessaria l'asportazione (trombosi vascolari o ernie intestinali).

Ci sono persone il cui intestino non è capace di muoversi come dovrebbe per far avanzare gli alimenti oppure è parzialmente e cronicamente occluso e, quindi, non permette il passaggio né l'assorbimento degli alimenti. In tutti questi casi, il trapianto diventa l'unica alternativa per quei pazienti costretti a nutrirsi per anni tramite flebo che rovinano anche in modo irreversibile le vene.

Il trapianto di intestino può rappresentare una via d'uscita, soprattutto per i più giovani. Dopo circa un mese dall'intervento, la persona può ricominciare a vivere e a mangiare normalmente, anche se deve continuare la cura antirigetto. Il rischio principale è, infatti, il rigetto perché l'intestino è più suscettibile al rifiuto da parte dell'organismo.

Ai malati, per tutto il resto della vita, viene somministrata una cura orale con tre diversi medicinali: alcuni steroidi e un nuovo anticorpo monoclonale. Quando si parla di trapianto di intestino, in realtà, ci si può riferire a tre diverse tipologie di intervento. L'intestino, infatti, può essere trapiantato singolarmente (cioè senza nessun altro organo), oppure può essere trapiantato insieme al fegato o insieme a tutti gli altri organi addominali.

In Italia, sono stati eseguiti in passato trapianti multiorgano, ma non era mai stata tentata la strada dell'intestino isolato. Questa tecnica è, infatti, la più difficile per l'elevato rischio di rigetto. Per questo si ricorre a trapianto di fegato e intestino. In questi casi, la probabilità che gli organi vengano rigettati è inferiore, ma le complicanze sono più serie. Grazie alla nuova cura antirigetto, però, si può ormai ricorrere al trapianto di intestino singolo con successo.

Midollo osseo

Il Midollo osseo è una sostanza gelatinosa, molle, di colore giallo-rossastro, contenuta nel canale midollare delle ossa lunghe o di quelle piatte. Ha funzione emopoietica; produce, infatti, le cellule del sangue. Esistono due varietà di midollo osseo, una rossa a grande attività funzionale ed una gialla ricca di cellule ad elevato contenuto lipidico.

Placenta

La placenta è un organo che si sviluppa in gravidanza, aderendo alla mucosa dell'utero e consentendo gli scambi metabolici tra madre e feto. Da essa si diparte il cordone ombelicale.

Cordone ombelicale

Il Sangue del cordone ombelicale, che per nove mesi nutre il bambino nel ventre materno, è ricco di cellule staminali ovvero quelle cellule che producono globuli bianchi, globuli rossi e piastrine, le stesse contenute nel midollo osseo e indispensabili per la cura delle leucemie, i tumori del sangue.

Le leucemie si curano innanzitutto con la chemioterapia e, nei casi in cui questa risulti inefficace, con il trapianto di midollo osseo ed ora anche con quello di sangue placentare. L'operazione di prelievo è molto semplice e viene effettuata sia nei parti spontanei che nei parti cesarei.

Si procede al prelievo dopo che il cordone è stato reciso ed il bimbo fisicamente è stato staccato dalla madre e affidato al neonatologo. Si incannula la vena ombelicale e si lascia defluire il contenuto in una sacchetta sterile. Dunque un'operazione semplicissima che deve avvenire entro 15 minuti: tanto impiega il sangue placentare a coagulare.

Non presenta nessun rischio né per il bambino né per la madre, ma consente di recuperare questo materiale preziosissimo, che altrimenti verrebbe buttato. Il sangue, una volta raccolto, deve essere trasportato al laboratorio della Banca Placentare per essere lavorato entro le 24 ore successive al prelievo. Se l'esito del test è favorevole si aspettano sei mesi per un ulteriore controllo sulla madre e poi finalmente l'unità entra a far parte della banca ed i dati vengono inseriti in forma anonima.

Cornea

La cornea è la membrana anteriore trasparente dell'occhio. Essa permette agli stimoli visivi di penetrare nell'occhio stesso, stimolare la retina e quindi di 'vedere'.

Se diventa opaca o si altera la sua naturale curvatura - causa una malattia congenita, un trauma come una ferita o un'ustione - si perde la vista, che può essere riacquistata solo attraverso la sostituzione della cornea malata con una sana.

Quest'ultima può venire solo da un donatore. In quanto privo di vasi sanguigni, il tessuto corneale gode di una specie di privilegio da un punto di vista sia metabolico che immunitario. La storia del suo trapianto non è priva, però, d'insuccessi così come di esperimenti che oggi fanno sorridere.

Quando, infatti, alla fine dell'Ottocento si registrò il primo tentativo di sostituire la cornea malata, si ricorse all'idea di applicare un vetrino da orologio. In Italia la donazione delle cornee è regolamentata dalla legge 301/93 che prevede l'assenso scritto dei familiari e il prelievo solo dopo la constatazione del decesso, comunque entro le prime 12 ore.

L'assenso della famiglia è preponderante sulla volontà espressa in vita dal defunto. Non ci sono limiti d'età del donatore e possono essere utilizzate anche cornee di persone affette da problemi visivi come la cataratta o la miopia.

Nel caso, invece, di un soggetto malato di Aids o epatiti B o C, non si procede al prelievo. In caso di decesso di un proprio congiunto ricoverato in ospedale, la procedura da seguire è semplice: basta manifestare la volontà della donazione al personale sanitario del reparto e firmare un assenso scritto; sarà il personale ad avvisare gli oculisti del nosocomio.

 

17/03/2015
24/09/2013
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