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Psicologia del trapianto

Il Trapianto implica un processo terapeutico che mira a trattare uno scompenso che altrimenti sarebbe mortale. Qualunque sia l'organo in questione, i trapianti d'organi hanno caratteristiche comuni: la severità della Prognosi della malattia, il bisogno di aspettare la disponibilità di un donatore, l'incertezza per quanto riguarda la data del trapianto, le possibili complicanze, i risultati.

Un paziente in attesa di trapianto deve fare i conti con un senso di vulnerabilità e di bisogno di affidarsi ad altri per vivere.
L'insufficienza di un Organo mette il paziente davanti all'eventualità della morte e lascia lui e la sua famiglia in un costante stato di perdita. Anche l'idea del trapianto conferma questa sensazione: il paziente sa che deve subire un trapianto perché non c'è altra alternativa terapeutica. Inoltre, quando si tratta di trapianto da donatore cadavere, si fa avanti la sensazione particolare di ricevere un organo da una persona morta. Questo implica anche una sorta di senso di colpa: per vivere, il paziente deve aspettare che qualcun altro muoia. Il trapianto di midollo, invece, che si effettua tra consanguinei viventi, diventa il simbolo della parentela.

Altre implicazioni psicologiche sono:
  • il legame con il donatore: è inevitabile la sensazione che il paziente avverte di perdita di una parte di sé e di sostituzione con un altro; alcuni sentono di aver preso dal donatore perfino i loro segreti e parte della loro identità; c'è il rischio, in questo caso, che il paziente si senta "posseduto" dal donatore;
  • il debito verso il donatore: è una sensazione molto comune nei trapiantati quella di sentirsi in debito con il donatore, cadavere o vivente che sia, e di avvertire l'impossibilità di ringraziarlo per un dono così importante.
Ogni Centro di trapianto ha un proprio psicologo o assistente sociale che possa assistere il paziente e la sua famiglia al meglio per superare le ansie e le paure legate al trapianto.
06/02/2007