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04/04/2016

Cellule staminali, buone nuove dalle ghiandole sebacee dei topi

cellule staminali buone nuove dalle ghiandole sebacee dei topi
Rosaura Bonfardino
Scritto da:
Rosaura Bonfardino
Giornalista esperta in salute e benessere
Non si fermano le novità nell'ambito delle cellule staminali. Ad aprire una nuova frontiera è adesso un gruppo di ricercatori giapponesi di Ryoji Takagi provenienti dalla Tokyo University of Science.

Secondo, infatti, quanto pubblicato sulla rivista Science Advances, gli studiosi, a partire da ghiandole sebacee e capelli di topi da laboratorio, hanno creato un pezzo di pelle artificiale che potrebbe acquisire tutte le funzioni naturali dei topi, a differenza di quanto avvenuto con le prove precedenti.
 

Le cellule staminali

Le cellule staminali si possono considerare come dei fornitori di altre cellule, motivo per cui nel corpo hanno una funzione importantissima: “responsabili di mantenere i nostri corpi funzionanti, in modo che il cuore batta, il cervello pensi, i reni depurino il sangue”. Esse si attivano quando altre vengono danneggiate o muoiono (che vanno rimpiazzate) in quanto riparano i tessuti lesionati. Le loro caratteristiche principali sono essenzialmente due: la possibilità di autogenerarsi, attraverso la divisione cellulare e la loro potenza, ovvero la capacità di differenziarsi in uno o più di tipi di cellule con funzioni specifiche. L'interesse così ampio che si ha a riguardo scaturisce dunque dal fatto che in futuro potrebbero migliorare le condizioni di vita di chi soffre di malattie come ade esempio le distrofie muscolari o il morbo di Alzheimer.
 

L'esperimento

I ricercatori hanno utilizzato delle cellule staminali pluripotenti indotte, le cosiddette ellule iPS dei topi, rimesse in uno stato embrionale. Queste ultime, poi, sono state influenzate in modo da far sviluppare loro dei piccoli grumi tridimensionali di tessuto. Hanno, per esempio, aggiunto una proteina segnale e fomentato la crescita contemporanea dei 'corpi embrionali'. Ciò ha permesso lo sviluppo di strati di cellule della pelle, follicoli piliferi e le altre strutture della pelle. All'interno dei follicoli erano presenti ghiandole sebacee e muscoli, che non appena formati, sono stati trasferiti in altri topi.
 

Il risultato

Dopo quindici giorni dall'iniezione delle ghiandole sebacee, nella zona che inizialmente era glabra, sono cresciuti dei peli, il che significa che il tessuto trapiantato ha avuto una interazione con le fibre nervose e muscolari circostanti. E, cosa di non poco conto, ciò non ha portato alla formazione di tumori, rischio che si può presentare in casi simili. Situazione che non è cambiata anche nei tre mesi a venire.
 

Eventuali benefici della ricerca

Obiettivo della ricerca, che gli scienziati metteranno successivamente a punto, sarà quello di produrre con lo stesso metodo la pelle umana. Un bel passo avanti che potrebbe aiutare i pazienti che soffrono di ustioni, cicatrici o perdita di capelli, almeno secondo quanto aspirano a realizzare i ricercatori.
Leggi anche:
Questo il risultato raggiunto da un gruppo di ricercatori dell’Università di San Diego, pubblicato il 28 marzo su Nature Medicine.
 

Il parere dell'esperto

A tal riguardo, dal Centro Riken per la Biologia dello Sviluppo (CDB) in Giappone, uno degli scienziati coinvolti, Takashi Tsuji, ha affermato che "con questa nuova tecnologia, abbiamo modellato con successo le normali funzioni della pelle. Ci avviciniamo al sogno di creare il funzionamento di organi per il trapianto in laboratorio".
Una notizia commentata positivamente anche da Giovanni D'Agata, dello Sportello dei Diritti, che si augura che "la ricerca in questione possa andare avanti e raggiungere gli obiettivi prefissati a vantaggio sia dei tanti pazienti cui è necessario l'impianto di pelle che per i milioni di calvi che aspirano a riavere una chioma fluente".

Per approfondire guarda anche “Staminali: superati i 30 mila trapianti di sangue cordonale nel mondo“
TAG: Ricerca | Pelle
Rosaura Bonfardino
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Rosaura Bonfardino
Giornalista esperta in salute e benessere