Roma, 8 ott. (AdnKronos Salute) - "Il pianeta è in fiamme. Se vogliamo evitare altri tragici incendi, altre gravi tempeste e ulteriori perdite di vite umane, dobbiamo tagliare le emissioni globali entro i prossimi 10 anni". Così Jennifer Morgan, direttrice esecutiva di Greenpeace International, commenta gli ultimi dati dell'Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico che nello 'Special Report on 1.5 degrees Celsius' propone un piano per riuscire a limitare con urgenza il riscaldamento globale.
Il rapporto mostra come le emissioni globali debbano essere dimezzate entro il 2030, per poi essere totalmente azzerate al massimo entro il 2050. Se infatti si dovesse continuare a emettere CO2 ai ritmi odierni, ci si attende che la temperatura del pianeta superi il grado e mezzo di aumento già tra il 2030 e il 2052. "Una sfida enorme, ma che possiamo affrontare - dice Morgan - Non agire sarebbe questione di vita o di morte per milioni di persone in tutto il mondo, in particolare per le più vulnerabili".
Per riuscire a contenere l'innalzamento delle temperature entro 1,5°C, il consumo globale di carbone dovrebbe essere ridotto di almeno 2 terzi entro il 2030 e arrivare quasi a quota zero, nella produzione elettrica, entro il 2050. Le rinnovabili dovrebbero invece salire a quota 70-85% della produzione elettrica entro il 2050, con scenari che mostrano che queste percentuali potrebbero essere addirittura più alte. Il report mostra inoltre come la maturazione delle tecnologie solari, eoliche e di stoccaggio potrebbe essere il segnale di come un cambiamento sistemico, nel settore dell'energia, sia già in corso. Anche il ricorso a petrolio e gas dovrebbe diminuire rapidamente. Una roadmap non basata su tecnologie di rimozione della CO2 richiede un calo di circa il 37% dell'uso di petrolio entro il 2030, rispetto ai livelli del 2010. Soluzioni naturali di contrasto ai cambiamenti climatici, come la protezione delle foreste e la riforestazione, potrebbero fornire oltre un terzo della riduzione a costi competitivi delle emissioni di CO2 fino al 2030, per mantenere l'aumento globale delle temperature entro i 2°C, con un potenziale elevato anche per un obiettivo a 1,5°C.
"Questo dell'Ipcc è il rapporto più importante che abbiamo mai avuto in fatto di scienza climatica - prosegue Morgan - I governi e le grandi aziende ora non possono più nascondersi, devono dimostrare di comprendere la scienza, agendo con l'urgenza che questa richiede. Ma abbiamo tutti un ruolo - precisa - Ogni persona deve fare tutto ciò che è in suo potere per cambiare rotta e seguire il piano dell'Ipcc".
Il lancio del report ha coinciso con un'azione degli attivisti di Greenpeace, che sull'edificio dove si è tenuta la conferenza stampa hanno aperto uno striscione con il messaggio 'Abbiamo ancora speranza, azione per il clima ora'.
Il report contribuirà direttamente alla Conferenza del clima dell'Onu il prossimo dicembre (Cop24), e sarà il riferimento per i governi nel rilanciare i propri piani di azione sul clima.